E’ esattamente così: in casa non posseggo un apparecchio televisivo. No, non l’ho mai avuto. Sì, sono sopravvissuto finora e sono in buona salute. Non è stata, almeno all’inizio, una mia scelta: in casa ho sempre ricevuto il messaggio che la televisione facesse male, soprattutto ai giovani e che quando avessi avuto la maggiore età avrei potuto scegliere se comprarne una per me o no. Raggiunti i 18 anni l’opportunità non mi allettava più, nemmeno lontanamente.

Il periodo più difficile è stato quando ero bambino: all’asilo e poi a scuola tutti i miei compagni parlavano di cartoni animati che non avevo mai visto, si raccontavano battute che non avevo mai sentito e facevano riferimento a personaggi dello spettacolo di cui ignoravo completamente l’esistenza. Tutti i giorni c’era un gran discutere a proposito di chi fosse il più forte dei Cavalieri dello Zodiaco, se Ken il Guerriero ce l’avrebbe fatta o chi preferissero tra Holly e Benji. L’unico momento in cui anch’io avevo la possibilità di accedere a questo mondo sconosciuto era quando ero ospite dei miei amici o andavo dalla nonna: in quei momenti mi attaccavo allo schermo cercando di carpire quante più informazioni possibili sul maggior numero di serie, per poi potermele spendere intervenendo anch’io nelle discussioni dei giorni successivi e guadagnando una dose di stima.

Quando ho cominciato a frequentare il liceo l’attenzione si è spostata sui programmi della sera: tutti imitavano Felice Caccamo ed emulavano le gag della Gialappa’s Band, piuttosto che cominciavano a vedere le prime trasmissioni di attualità e cultura, avvantaggiandosene poi ripetendo quanto visto e udito. A questo punto però la televisione aveva già cominciato ad interessarmi di meno. Ad essa preferivo il giornale, innanzitutto per una questione di comodità, poi perchè mi consentiva di sfruttare meglio il tempo che vi dedicavo, inoltre le notizie erano molto più numerose ed articolate.

Così, arrivata la fatidica maggiore età, non mi è nemmeno passata per la mente l’idea di acquistare la televisione tanto desiderata da piccolo. Innanzitutto perchè non avrei saputo quando guardarla: ho sempre organizzato la mia giornata senza di lei e anche adesso proprio non saprei che posto darle, nemmeno volendo. Dopo una giornata di lavoro preferisco rilassarmi leggendo un libro o cercando notizie su Internet piuttosto che disattivarmi completamente davanti alla TV. Le poche volte che mi capita di seguire qualche spettacolo televisivo ho sempre la netta sensazione di buttare via il mio tempo e che potrei investire molto meglio quei minuti che sto sprecando.

Molti, quando racconto tra lo stupore generale di non avere la televisione, assicurano che loro ce l’hanno ma non la guardano mai. Molti dicono di guardare solo i telegiornali e le trasmissioni culturali. Quasi tutti si tradiscono dimostrando in altre occasioni una capillare conoscenza del palinsesto, quasi se lo fossero imparato a memoria, e raccontando di questa o quell’altra puntata di questo o quel programma. Tutti sono pronti a dire che la televisione è peggiorata e che la programmazione è stupida, ma pochi sono quelli che hanno il coraggio di staccarsi completamente da un mezzo a cui tanto sono abituati. Molti altri non ne percepiscono nemmeno il potenziale anestetico e lasciano che essa assorba per intero il tempo libero, che monopolizzi la distribuzione delle informazioni, che condizioni lentamente il modo di pensare e che non lasci altra via che il continuare a guardarla. Tutti dicono di poter smettere quando vogliono, ma pochi sanno cosa fare quando lo schermo è spento.

L’informazione è disponibile anche fuori dalla TV, ci sono i libri, si può uscire e andare al cinema o a teatro, si può parlare con i figli e gli amici. Ci sono mille alternative più interessanti di una serata in silenzio con immagini a 25Hz che ballano davanti agli occhi.

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