Mi sono sentito molto gratificato pochi minuti fa quando ho letto su Internazionale un articolo di Luca Sofri che esprime le medesime idee che avevo pubblicato su questo blog quest’estate a proposito del presunto fenomeno Sudoku. Sono piccole soddisfazioni, lo so, ma l’animo umano si pasce anche del sapere che qualcuno di più noto la pensa allo stesso modo.

Questo mi dà l’occasione di raccontare che anche la mia pensionata genitrice ha recentemente approcciato il gioco del Sudoku. Premetto che è sua abitudine passare il tempo con i quiz e i rompicapo della Settimana Enigmistica e dunque non è certo poco abituata a ragionare in maniera logica: sta di fatto che qualche giorno fa durante una delle sporadiche chiaccherate in cucina mi ha confessato di non capire bene il senso del Sudoku. Mi ha spiegato di aver risolto quelli facili, medi e difficili senza aver trovato alcuna differenza nel procedimento risolutivo e di aver notato che dopo le prime due o tre partite il gioco risulta irrimediabilmente noioso e ripetitivo. Altro che rompicapo per intenditori!

Forse per tenere allenata la mente e lo spirito varrebbe la pena di rivolgersi a giochi di strategia tradizionale, quali gli scacchi o la dama. Sono meno trendy e alla moda, ma di sicuro vedranno nascere e morire diversi Sudoku senza mai risentire di noia e ripetitività.

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