Sta arrivando. Inesorabile come il lunedì. Lento come uno schiacciasassi. Pesante come una cena coi parenti. Fastidioso come un brufolo sul naso.

Già i primi negozi hanno tirato fuori gli addobbi natalizi e sui sacchetti trionfa beffarda la scritta “Buon Natale”. Il panico comincia lentamente ad impossessarsi delle persone non appena si rendono conto che devono affrettarsi a pensare ai regali ed acquistarli, senza perdere d’occhio però il conto. Si moltiplicano le strette di mano e i temibili “Buone Feste”, che più che auguri suonano come delle minacce. Fioriscono le cene aziendali, condite con sorrisi da emiparesi e mission per l’anno nuovo, riunioni di persone che si incontrano tutti i giorni e che per una volta si risparmierebbero volentieri la vista reciproca. E poi i viaggi, chi resta e chi va, chi spiaggia chi parenti, chi bungalow e chi panettone. E il pandoro, quest’anno niente tacchino, gli affettati, i patè, i dolci. Non mancano i bambini che montati da tutto questo caos diventano nevrastenici e chiedono tutto quello che hanno visto e sentito alla televisione. E i genitori che glielo comprano, pur di farli tacere per almeno qualche giorno, nel migliore dei casi.

La macchina, i grandi ingranaggi del Natale cominciano a muoversi: gli enormi pistoni fatti a panettone aumentano il ritmo, le ruote dentate di torrone girano sempre più rapidamente, il rumore di campanellini e Jingle Bells si fa assordante. Ed inarrestabile si porterà via le ultime settimane dell’anno ingurgitandole in un baleno di luci multicolori.

Annunci