Si fa un gran parlare della realizzazione di un pc dal costo record di 100 dollari dedicato ai paesi poveri. Diversi personaggi noti hanno prestato la loro immagine e la loro esperienza per la realizzazione di questo pregetto. Per come è presentata si tratta di un’idea squisitamente altruistica: regaliamo (o quasi) i computer ai bambini del terzo mondo per liberarli dalla schiavitù dell’ignoranza informatica. Che bello. Chiunque potrebbe andare fiero di un obiettivo così alto e filantropico. Personalmente non riesco a non essere scettico di fronte a queste apparenti dimostrazioni spontanee di bontà umana.

Non sono sicuro che il problema più importante dei bambini brasiliani che vivono per strada sia la mancanza di un computer. Non sono affatto sicuro che un computer possa dare ad un bambino africano la cultura che necessita. E tanto meno sono sicuro del fatto che effettivamente sia la cultura informatica a mancare nei paesi del terzo mondo, o di sicuro non è il problema principale o quello che fa la differenza. Il mio sospetto è che più che offrire un accesso a basso costo alle ultime tecnologie di cui tanto la nostra società è fiera, si stia cercando di fare affari banchettando con gli aiuti umanitari e creandosi un popolo di potenziali nuovi clienti futuri. Dopo aver occupato ogni scrivania con un monitor, come profetizzava negli anni novanta Bill Gates, si vuole illuminare anche il terzo mondo coi cristalli liquidi perchè il mercato del primo mondo è agli sgoccioli e, pur di prendere qualcos’altro si raschia volentieri anche il fondo del barile, perfino a costo di depredare chi non ha nulla. I pc a basso costo per i paesi poveri sono una presa in giro, sono un modo per offrire aiuto apparentemente e renderli ancora più dipendenti dall’occidente nel modo più subdolo.

Ma la presa in giro non è solo per il terzo mondo, ma anche per noi: è stato già deciso che l’economicissimo pc sarà introvabile nel mercato occidentale. Perchè? Suppongo perchè potrebbe essere un successone, visto che per girare su internet e guardare la posta non serve certo il processorone da 3Ghz che siamo costretti a comprare. Ma la supposizione è corretta per metà: a quanto pare infatti il pc per il terzo mondo avrà poco da invidiare ai pc che usiamo tutti i giorni nel primo mondo. La soluzione è dunque ancora più semplice: prezzi diversi e margini di guadagno diversi per mercati diversi. Ovvero, che tu sia norvegese o brasiliano, tedesco o somalo, il computer costa il massimo che sei disposto a pagare per averlo.

Annunci