Sarebbe stato un documentario stupendo, avrebbe coinvolto ed incantato, conducendo lo spettatore nella lande ghiacciate artiche dove abita uno degli animali più affascinanti e più simpatici che esistano. Avrebbe divertito senza dilungarsi, con la consapevolezza di quando indugiare e quando accelerare e chiudendosi al momento giusto, senza tirarla troppo in lungo.

E invece c’era la voce, poco simpatica, poco ironica e decisamente fuori luogo di Fiorello che mette in imbarazzo se stesso e gli spettatori con sciocche battute, sgraziati versi e improbabili vocette. E invece il movimento delle coppie di pinguini, i paesaggi gelidi in cui vivono e le difficoltà che affrontano vengono accompagnate da una colonna sonora che sembra scelta a caso e priva di qualsiasi senso. E invece, durante tutta la proiezione si ha la netta impressione che l’obiettivo sia distogliere l’attenzione dello spettatore dell’unico grande protagonista, l’animale, per dirottarla verso la mal riuscita brillantezza del narratore.

Solo gli americani potevano andare pazzi per un prodotto confezionato con così poco buon gusto.

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