Ho volato la prima volta a 13 anni, nel 1992. Allora partii da Linate per andare a trascorrere la mia prima vacanza studio in terra d’Irlanda, da solo, finalmente senza genitori. Non ricordo se fossi più curioso di vedere l’Irlanda o di volare. Probabilmente la seconda. Non avevo paura, ero eccitato ed entusiasta. Da allora mi è capitato di volare diverse altre volte, con diverse compagnie: mano a mano l’eccitazione è andata scemando, ma il momento del decollo è sempre emozionante come la prima volta.

Ieri sera invece mi sono letteralmente cagato in mano. Cioè, non proprio letteralmente, ma quasi!

Ero salito da pochi minuti, avevo già sistemato la mia borsa nell’apposita cappelliera insieme al cappotto, riposto la valigetta di tela sotto il sedile del passeggero davanti a me ed estratto la lettura che mi avrebbe accompagnato durante il volo, Fango di Niccolò Ammaniti. Avevo proprio voglia di finire di leggere il primo racconto che avevo lasciato a metà la sera prima. Fuori, l’aereporto di Napoli mi scorreva davanti agli occhi, dietro al finestrino, con le sue luci e i suoi omini.

Arrivati in pista, mi distolgo un momento dalla lettura per seguire il decollo e godermi il magico e misterioso distacco dal suolo di un oggetto pesante diverse tonnellate. Seguono alcuni istanti di attesa. Finalmente il velivolo spinge i motori al massimo e sblocca i freni, il mezzo comincia a muoversi. Improvvisamente, mentre seguo attentamente gli avvenimenti, vengo assordato da un rumore forte e fastidioso. E’ una via di mezzo tra un ululato e il suono di due padelle che sfregano. Proviene dal motore di destra, a pochi metri da me. Ed è continuo ed insistente. Spero che si tratti di un rumorino passeggero e di poco conto. No, non lo è, continua imperterrito ed aumenta di intensità man mano che l’aereo si avvicina al momento del distacco da terra.

Mentre perdo il contatto con il suolo partenopeo frastornato dall’incessante urlo strozzato del motore vengo colto dal panico. Non smette. Si sta per rompere il motore. Senza il motore di destra in fase di decollo cadremo sicuramente. Oddio, stiamo già sorvolando il golfo di Napoli, ci schianteremo in acqua, in un tripudio di pesci terroni. Non voglio morire nel golfo di Napoli! Ovunque perdio, ma qui no! Odio i napoletani, Voglio morire affogato nella polenta nei dintorni di Bolzano! O forse è proprio questo il destino di me che, ingiustamente ed in preda a pregiudizi da leghista, ho sempre disprezzato il popolo del Vesuvio e le sue sgradevoli abitudini!

Mentre ero preda di questi contorti ragionamenti, le hostess cominciavano il loro consueto giro di ricognizione armate di carretto colmo di vivande e sorriso tagliente di chi vuole soldi. E nonostante questo spettacolo fosse forse peggio del tracollo dell’aviomobile negli abissi marini, mi sono tranquillizzato.

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