Dal Corriere della Sera di Lunedì 12 Dicembre: “LIVORNO – […] Subito dopo il gol del vantaggio del Livorno, l’allenatore dei biancocelesti Rossi ha sostituito Di Canio e quando il giocatore laziale è uscito dal campo si è rivolto alla curva biancoceleste mostrando il braccio destro teso nel saluto romano.”

Non sono d’accordo con le idee politiche di Di Canio, sono convinto che appartengano a chi non conosce la storia e chi non conosce effettivamente che cosa esse significhino. Sono convintissimo inoltre che la politica non debba interferire con gli eventi sportivi e che i calciatori, come qualsiasi altro atleta, debbano limitarsi a praticare la loro disciplina senza inquinarla con le proprie idee personali. Ciò premesso però credo fermamente che qualsiasi uomo debba sentirsi libero di esprimere le proprie idee in qualsiasi momento e qualsiasi esse siano; e credo allo stesso modo che un uomo non possa essere giudicato o condannato, in qualsiasi senso, per la propria fede politica, per i propri gusti sessuali o per altri aspetti che appartengono alla sfera personale.

A questo proposito ho consultato la costituzione. Articolo 21 della costituzione italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Ma tra le Disposizioni transitorie e finali della stessa costituzione si legge anche “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”

Credo che sia evidente a chiunque che le due affermazioni sono in contraddizione. Apparentemente si consente la libertà di manifestare il proprio pensiero, ma in realtà lo si limita escludendo una fede politica da quelle consentite. A prescindere dalla ragione che ha dettato questa limitazione, non si tratta più di libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero. Su questo punto la costituzione italiana è ancora fortemente vincolata agli eventi del secolo scorso e alle condizioni imposte dai vincitori della seconda guerra.

Di Canio deve avere il diritto di salutare in modo fascista chi desidera; sta a lui poi decidere quanto sia opportuno farlo davanti a decine di migliaia di persone e quanto questo gesto sia attinente agli eventi sportivi a cui partecipa.

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