Siamo primitivi quanto i Neandarthaliani. Non sappiamo prevedere nemmeno gli eventi atmosferici più comuni. Quanti anni saranno che nevica? Quando sarà stata la prima nevicata? Di sicuro c’è stato abbastanza tempo per capire che la neve cadendo si accumula sui tetti e pesa. Di sicuro c’è stato almeno un neandarthaliano che, accorgendosene, ha rinforzato il tetto della propria abitazione o studiato un metodo alternativo per evitare di trovarsi schiacciato dalla propria dimora. In Germania evidentemente non hanno ancora fatto questo passo.

Ieri il palazzaetto dello sport di Bad Reichenhall ha ceduto sotto il peso delle forti precipitazioni nevose delle ore precedenti e ha sepolto sotto di sè diverse persone, molte delle quali risultano ancora disperse (Corriere, Repubblica). E’ già partito il walzer dello scaricabarile, in puro stile italiano, in barba all’aria di superiorità con cui i tedeschi guardano gli abitanti dello stivale. Pare che tutti sapessero, una tragedia annunciata, era stato previsto, nessuno ha mosso un dito, le solite beghe e le solite lacrime di coccodrillo.

La verità è che, a mio parere, anche prevedere il crollo è un approccio sbagliato al problema. Una struttura moderna deve prevedere ed essere resistente a qualsiasi agente atmosferico rilevante fin dalla sua prima progettazione. La mia personale impressione è che negli ultimi anni diverse opere architettoniche e tecnologiche non siano guidate dalla qualità del prodotto finale quanto più dalla rapidità di consegna o dai costi contenuti, trascurando gli aspetti di sicurezza, durata ed efficienza.

Con questi presupposti le tragedie sono annunciate sin dalla posa della prima pietra e non si tratta di se, ma di quando. Incolpare la neve in Baviera è come lamentarsi del sole a Dakar.

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