Il primo Gennaio 2006 cinque prodi italiani sono stati rapiti durante una vacanza nello Yemen. Come riscatto i rapitori avevano chiesto la scarcerazione di una manciata di amici loro, tutti detenuti. Passa la solita settimana costellata di annunci e non annunci, progressi nelle trattative e passi indietro, ore di trepidazione, angoscia dei parenti, la Farnesina di qui e la Farnesina di la. Finalmente il sei Gennaio vengono tutti liberati e tutti vivono felici e contenti.

Tra l’altro sembra quasi che in queste occasioni i rapitori siano un po’ dei tonti: si fanno un paiolo così a rapire e trattare e alla fine, secondo le dichiarazioni ufficiali, tornano sempre a casa con un pugno di mosche. Sembra quasi che sia stata un’allegra messinscena della pro loco yemenita per far diverire un po’ i turisti. Addirittura Camilla Ramigni, neanche ancora messo piede sul suolo italiano, riesce a dichiarare “Lo Yemen è un paese splendido, con persone splendide. Magari aspetteremo un po’ ma sicuramente ci torneremo”. Anche gli altri raccontano l’avventura con lo spirito di chi è appena sceso dall’ottovolante, non certo di chi si è visto la morte in faccia. E dai con la descrizione delle armi dei rapitori, e come guidavano male, e cosa mangiavano per colazione e nemmeno li lasciavano andare a fare la pipì. Ma insomma!

Qalche decina di ore dopo però si comincia a sapere quanto è costata la vacanzina mozzafiato ai cinque temerari: l’intero processo di liberazione, anche se nessuno pronuncia la parola “riscatto”, è costato diverse decine di migliaia di euro, secondo il presidente della Commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva. E c’è da dire che lo Yemen è anche tra le mete sconsigliate a priori dagli esperti, sebbene una delle rapite, Maura Tonetto, pensi di saperne di più delle autorità: “Lo Yemen non è un Paese a rischio: chi lo dice sbaglia”.

La realtà, a mio parere, è che dopo aver assistito a tanti rapimenti nel medio oriente negli ultimi mesi, non si può non essere al corrente dei rischi che si corrono durante un viaggio in tali paesi. E se si decide di non rinunciare al piacere del turismo, nemmeno davanti ad una più che possibile brutta avventura, è giusto che ci si accolli le spese per tirarsi fuori da eventuali impacci. Dall’aprile 2004 di quei quattro sciagurati è un susseguirsi di rapimenti e riscatti, nemmeno fosse un film con Russell Crowe e adesso ci si mettono anche i turisti a fare da esche a tribù yemenite, clan e orientali generici. E noi si paga. E’ ora che si paghi il riscatto alla romana, ognuno per sè.

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