Alla fine è andata meglio del previsto. Il locale si presenta molto bene davvero, non so se l’arredamento e i costumi siano davvero marocchini, ma per quanto mi riguarda hanno dato l’effetto giusto. Il servizio è impeccabile, l’accoglienza calorosa e gentile, le danze del ventre sono un po’ quel che sono: niente di entusiasmante come qualcuno si aspetterebbe, ma conferiscono il tocco finale all’ambiente esotico completando con movenze convulse le musiche arabeggianti eseguite dal vivo.

Il cibo è sicuramente il capitolo più deludente. Antipasti a base di crema di fave, cous cous nella media e pollo speziato non mi fanno certo sentire in africa più del take away in Fulvio Testi. I sapori sono piuttosto scontati e già gustati diverse volte in locali meno appariscenti, il vino è nostrano e poco ha a che fare con l’etnico, l’unica nota positiva è il pane con sesamo e anice che di certo ha meritato attenzione: va da sè che non si può però basare il pasto solo sul pane.

Dopo cena ha fatto la comparsa sul tavolo uno splendido narghilè che ha concluso la serata degnamente, facendo dimenticare i dispiaceri della cena e sciogliendo la conversazione tra i commensali. Purtroppo evidentemente l’ha sciolta troppo perchè alla mia incauta domanda di quanti anni mi dava, una collega ha risposto 33..

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