Ero appena tornato in Hotel, saranno state le undici di sera circa. Avevo mangiato una specie di piadina ripiena di pollo in un ristorante italiano di Oxford e avevo digerito passeggiando fino al Four Pillars Hotel dove alloggiavo. Prima di andare a dormire avevo deciso di perdere qualche minuto a guardarmi le partite del campionato mondiale di biliardo che spesso favoriscono il torpore. Tra una partita e l’altra facevo un po’ di zapping tra i vari canali alla ricerca di notizie e proprio in una di queste incursioni mi sono imbattutto in un programma televisivo apparentemente interessante. Sembrava una specie di documentario culturale, la puntata della serata verteva sui segni dell’invecchiamento sul corpo dell’uomo. Interessante, mi dissi, ma dopo la sigla l’entusiasmo si trasformò in stupore.

Nello studio due medici presentavano l’argomento della trasmissione: uno in cravatta e camice bianco aveva la classica aria del medico della mutua, il secondo, abbigliato molto più disordinatamente e con un fortissimo accento tedesco assomigliava al dottor Frankenstein per aspetto e gestualità sconnessa e farneticante. Al centro del palco, circondate dagli sguardi di questi due si trovavano due donne, una approssimativamente trentenne e l’altra sicuramente oltre la novantina, completamente nude. A quel punto lo stupore si è trasformato in forti aspettative scientifiche per una trasmissione che addirittura ricorreva a modelle nude in un orario simile per i propri scopi divulgativi. Purtroppo entrambi i medici presenti in studio, Patch Adams e Frankenstein, non si sono rivelati particolarmente all’altezza, deliziando il pubblico con osservazioni degne di un bambino quali “Ecco i capelli che incanutiscono”, “La pelle della vecchia è un po’ meno elastica”, “Beccatevi quanto è floscia la megera rispetto alla fanciulla”. Il tutto accompagnato da una fastidiosa atmosfera condita di morbosi sguardi.

Ma il peggio doveva ancora venire. Dopo aver fatto uso di un modello maschile nudo tatuato con i disegni degli organi interni per mostrarne la disposizione, hanno fatto ingresso nello studio due blocchi di gesso di due metri cubi circa. Come ha prontamente spiegato il dottor Mengele i due blocchi contenevano i cadaveri di due donne, una giovane e una vecchia: il passo successivo è stato segare i due blocchi di gesso per il lungo in modo tale da avere una sezione longitudinale dei due cadaveri e poter confrontare il differente stato di conservazione degli organi interni. Inutile dire che anche qui le considerazione sono state del calibro di “mah, qui è un po’ più grigino”, “là quelle ossa si sono un po’ rovinate”, “uh, chissà cos’è quella pappotta li sotto”. Il tutto davanti agli sguardi interessati del pubblico.

Prima di dire ancora che la TV italiana è spazzatura morbosa per voyeur in vena di facili giustificazioni mi morderò forte la lingua e penserò a quella inglese..

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