“Lavoro: attività propria dell’uomo, volta alla produzione di beni o servizi, in cambio di una adeguata retribuzione”.

“attività propria dell’uomo”: il lavoro è una caratteristica propria dell’uomo. Le bestie non compiono lavoro nel senso in cui lo compiono gli uomini, le macchine compiono lavoro in senso fisico ma si tratta evidentemente di qualcosa di sostanzialmente differente dal lavoro umano. Il lavoro è una attività caratterizzante dell’umanità fin da quando essa è comparsa sulla terra, si potrebbe quasi definire l’uomo come l’essere vivente che lavora, invertendo la definizione, tanto il lavoro fa parte della natura umana.

“volta alla produzione di beni o servizi”: il lavoro ha come scopo la produzione di un risultato finale che abbia un certo valore. Facendo riferimento ai lavori classici, quelli manuali ad esempio, si tratta di elaborare materia in ingresso producendo in uscita un prodotto finito, spesso più complesso, di valore superiore. Allo stesso modo possono essere definiti i lavori che hanno come risultato la produzione di servizi, la materia prima in ingresso è costituita dalla conoscenza o dall’esperienza dell’individuo che consente di ottenere la creazione di servizi di un certo valore. Un lavoro che non abbia come risultato la produzione di beni o servizi non è considerabile un lavoro.

“in cambio di una adeguata retribuzione”: va da sè che l’individuo che lavora non lo fa solo per gloria o soddisfazione personale, ma la principale motivazione è la retribuzione, a volte supportata da altri moventi. Salvo fortunati casi, il lavoro non è una scelta ma una necessità in quanto proprio la retribuzione che ne deriva è indispensabile per il sostentamento. Ciò non toglie che in specifiche circostanze motivazioni alternative quali la soddisfazione, il successo o la fama si affianchino o addirittura superino in rilevanza la retribuzione portando il lavoratore non più a lavorare per mantenersi ma a vivere per il lavoro in quanto percepito come realizzazione di sè e a considerare la retribuzione come misura del proprio successo come essere umano.

Il verificarsi di queste ultime circostanze è a mio parere da considerarsi una degenerazione del concetto di lavoro che da mezzo di sostentamento si trasforma in fine ultimo dell’esistenza e misura del proprio successo soverchiando principi superiori, quali gli affetti, l’etica, il servizio al prossimo. Purtroppo però le ultime decadi della storia hanno visto queste degenerazioni diventare sempre più un’abitudine, invertendo la scala dei valori e sostenzialmente dividendo la società in sorta di caste sulla base della qualità del lavoro svolto e del salario percepito. Ci si ritrova così spesso a giudicare di successo un individuo con un’occupazione prestigiosa e con un salario importante, trascurando diversi altri aspetti della vita di importanza notevolmente superiore. Di conseguenza la società spinge il generico individuo a entrare nel perverso sistema di lavoro che ha creato, appropriandosi della maggior parte del tempo utile del lavoratore e giocando con la sua speranza di realizzazione che per ovvi motivi nella maggior parte dei casi viene frustrata.

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