Quante volte sarò sceso dal lungo canalone che scende deciso da una delle cime più alte del Faloria? Tante. Quante volte mi sarò fermato ai lati della pista, stanco per riprendere un po’ di fiato e concentrazione? Tante. E che dire di quando vedevo l’ampio manto bianco dall’alto della seggiovia, immaginando la prossima discesa? Conosco bene questa parte delle montagne che circondano Cortina d’Ampezzo, sin da quando ero bambino hanno ospitato le mie prime esperienze sugli sci, le prime cadute, il terrore di scendere giù dalla pista ghiacciata e poi finalmente le prime soddisfazioni, pur sempre nell’ambito amatoriale.

Proprio per questi ricordi e per queste esperienze stamattina mi sono stupito di me stesso mentre leggevo e rileggevo un trafiletto su City a proposito di uno sciatore travolto da una slavina proprio durante una discesa su quella pista che tante volte ho percorso. Un po’ come se il fatto che la conoscessi tanto bene la rendesse sicura e al di sopra di ogni pericolo. Un po’ come se non fosse possibile che una disgrazia avvenga in un luogo a me tanto ben conosciuto.

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