Non riesco più a dire e a scrivere nulla. Ho perso la vena polemica e la vena poetica. Assisto agli eventi come uno di quei signori che occupano la platea non tanto per lo spettacolo quanto per fare qualcosa del proprio tempo. Se dovessi dare un titolo a questo periodo della mia vita non avrei dubbi: l’età della disillusione. Il momento in cui dopo tutte le chiacchere da spogliatoio e prepartita è ora di scendere in campo e la squadra avversaria mostra il suo volto. E così ora dopo 26 anni di preparazione ho finalmente conosciuto come stanno veramente le cose, come gira il mondo, cosa lo anima e in che direzione procede. Inutile dire che la realtà è ben lontana da tutti i racconti che se ne fanno prima, da tutte le speranze e le illusioni, tutti i progetti e i sogni. La realtà è diversa e sorprende in continuazione per il proprio lato paradossale e intrinsecamente contraddittorio. Eppure sussiste. Nonostante tutto.

Due anni fa, insieme ad amici, avevo predisposto un blog di gruppo, chiamato Idiotes, con chiaro riferimento alla storia della Grecia antica, in cui l’idiotes era il cittadino privato, disprezzato in quanto non partecipe della vita pubblica della città e dello stato. Due anni fa anche noi avevamo assunto questo nome proprio in reazione contro la cultura da parrocchia e per cercare di aprire gli occhi sulla realtà, capire, commentare, partecipare attivamente portando il proprio contributo. Ora sinceramente capisco la posizione dell’idiotes, anche se non so ancora se condividerla o meno.

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