Quando c\'era Silvio

Costa 17 e l’ho pagato solo 13,60, merito dello sconto Feltrinelli per i privilegiati aventi tessera. Si tratta di un filmato di poco più di un’ora, un documentario politico, come quelli che hanno cominciato a fare tanto tendenza da Michael Moore in poi. Il sito dedicato presenta l’opera con frasi molto ambiziose: “L’avventura di Silvio Berlusconi alla sua prova finale. Quando c’era Silvio racconta la più incredibile storia che gli italiani abbiano vissuto in cinquant’anni. Compaiono un uomo, il suo corpo, i suoi soldi, la sua tomba, la mafia che ha visto negli occhi, l’Italia trasformata in Repubblica delle banane.”. Ne avevo inoltre sentito molto parlare alla radio, su Internet, sui giornali, e tutto aveva contribuito a creare una certa attesa. Così non ho certo esistato quando ho visto il duo, DVD e libro, fare bella mostra di sè nella vetrina di Feltrinelli.

Il documentario viene introdotto e chiuso da un simpatico parallelo con Pinocchio in cui Silvio viene sottilmente paragonato con l’uomo che porta i bambini nel paese dei balocchi, che tanto promette e poco mantiene se non il proprio tornaconto. Brillante inizio, promettente almeno. Il resto del documentario si dilunga invece su aspetti personali della vita di Silvio, quali il mausoleo, le figuracce con l’estero, la bandana, che non solo non lo accusano di nulla, ma addirittura lo rendono simpatico. L’unico argomento effettivamente interessante, le implicazioni mafiose, viene toccato ma approfondito poco, lasciandolo al livello di voci di corridoio, senza portare documenti, testimonianze attendibili o fatti. Tutto il documentario, in generale noioso e prolisso, si riduce ad uno sbeffeggio da strada che danneggia più gli autori che il bersaglio dichiarato. Se questo doveva contribuire alla vittoria dell’opposizione temo che ci dovremo tenere altri anni di Banana Republic.

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