Mi piacerebbe dire qualcosa a proposito delle persone che hanno danneggiato la mia città nello scorso weekend, ma ogni volta che comincio temo di esagerare. In realtà c’è poco da aggiungere a quanto è avvenuto: “Il bilancio finale delle violenze parla di quattro auto carbonizzate, altre danneggiate, un negozio che ospitava una sede elettorale di An dato alle fiamme, una bomba carta fatta esplodere vicino ad un Mc.Donald all’interno del quale i manifestanti hanno fatto irruzione costringendo alla fuga i clienti molti dei quali bambini. E ancora alle fiamme un motorino, cassonetti, un edicola e vetrine e fioriere rotte.” Chi sono questi individui che si permettono, in modo assolutamente antidemocratico, di ridurre il centro della più importante città italiana ad uno scenario di guerriglia? Cosa fanno nella vita di tutti i giorni? E soprattutto cosa li porta a manifestare in questo modo così brutale la propria insoddisfazione?

Secondo i giornali si tratta di “autonomi” provenienti dai centri sociali. Ora, per quanto poco abbia frequentato i centri sociali, non ho mai avuto la sfortuna di incontrare gente del genere; quanto poi all’essere autonomi ci sarebbe un lungo discorso da fare: autonomo è chi basta a se stesso. Ora, se questi giovanotti il sabato mattina sono così svegli e baldanzosi da andare in giro a rovinare la vita altrui, non credo che durante la settimana abbiano certo faticato e contribuito a creare quel che poi distruggono. Se davvero fossero autonomi non avrebbero bisogno di nulla, tanto meno di disturbare l’esistenza altrui. Probabilmente più che autonomi sono mantenuti, proprio il contrario di quel che si definiscono.

La verità è che c’è un gruppo di falliti, incapaci in alcunchè di costruttivo, persone la cui vita ha perso scopo da tempo immemorabile, per i quali la politica non è un ideale ma un pretesto e che trovano come unico scopo della propria nullità la violenza, coadivuati in questo dal clima generale di tolleranza e permissivismo. Autonomi? No, parassiti.

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