Domenica pomeriggio. Le coppiette sono in giro a godersi il primo tepore, i giovani passeggiano per Vittorio Emanuale, io sono a Linate a prendere il volo Air One per Roma. Chiaro, semplice ma significativo. Sonno domenicale strozzato a mezzogiorno e qualcosa, pranzo frugale, preparazione ormai rituale della borsa da weekend e partenza.

A Linate, in coda per gli interminabili controlli, svamapito e distratto come sono mi accorgo con notevole ritardo del fatto che la fila è tutta un bisbiglio e un sorrisino. Incuriosito, dopo qualche secondo tutto si spiega mentre un signore impugna come un arma il suo telefonino di terza generazione e punta l’obiettivo della fotocamera integrata verso un tale, vestito come il nonno di Heidi e che dimostra più o meno la stessa età. Colpo di scena! Una signora di fianco a me sussurra eccitata “E’ Boldi! E’ Boldi!”. Effettivamente la figura rugosa e appassita è Massimo Boldi, già interprete di diverse apprezzatissime commedie italiane. Da qui è stato il trionfo dell’idolatria, manco fosse resuscitato Frank Sinatra. E chi aveva da dire che ha visto tutti i suoi film e chi voleva l’autografo e quella che voleva farci due chiacchere. Comincio a capire quanto possa essere dura la vita della celebrità.

Roma Fiumicino, atterraggio quasi in orario, mi dirigo rapidamente verso l’uscita dove mi attende la carovana di taxi. Ripongo il mio bagaglio nel baule del primo della fila, mi accomodo sul sedile posteriore e mi rivolgo all’autista “Buongiorno, via xxx per cortesia”. “Eh, via che? Mi scusi dottò, ma è sicura che stia arRoma?”. “Sono abbastanza sicuro sì, ci sono stato diverse altre volte”. “Ahò dottò,” dice porgendomi il Tuttocittà “non è che me guarda dove sta la via? Guardi che comunque mica le faccio sconti eh?”. Cominciamo bene, penso io sfogliando lo stradario. Dopo mezzo minuto porgo nuovamente lo stradario al conducente e gli indico l’esatta posizione della via. “Ah dottò, hoccapito, è li dopo Laurentina”. Ottimo, ha capito. Poco dopo un breve incidente su quella che suppongo sia la tangenziale di Roma, lo vedo che mette mano al telefono. “Ahò, asSergio! Sto qui a portà un ragazzo dalle parti dalla Laurentina, ma ‘ndo cazzo sta?” Alè, l’unico tassista che non sa leggere le cartine l’ho preso io. Dieci minuti di telefonata sembrano essere sufficienti per capire dove sia la nostra meta e il viaggio continua. Staccatici finalmente dalla via Laurentina, prende un paio di traverse, fa due giri in tondo e poi si ferma. “A dottò, mi pareva proprio che fosse qui, ma mi faccia controllà de novo la mappa!” E controlla. Dopo altri due giri e due mie provvidenziali indicazioni ci troviamo all’imbocco della via, purtroppo è un senso vietato. “Ahò dottò non se preoccupi che mica la faccio annà a piedi!” Detto e fatto, un paio di manovre ed in retromarcia percorriamo il centinaio di metri che mi separa dal portone. “Tutt’apposto, eccoce qua!”. Se lo dici tu..

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