Solo alcune ore trascorse presso l’aereoporto di Roma a leggere l’ottimo “Enigma del solitario” di Jostein Gaarder, romanzo filosofico che consiglio a tutti, mi hanno fatto riconsiderare molti concetti e molti aspetti della mia vita da un altro punto di vista. Il ragionamento si è completato quando a fianco a me, in settima fila all’interno dell’aereo, si è seduto un pilota non in servizio. Ho cominciato subito a pensare che forse la mia strada sarebbe fare il pilota di aerei. Pensa che bello! Potrei prendere il brevetto di volo, imparare a pilotare prima i piccoli aereoplani per poi arrivare a quelli più grandi e ai voli passeggeri. Sarebbe stupendo. Sarebbe cominciare, pur con le buone basi che mi ha dato ingeneria, in un campo completamente nuovo. E forse non sono nemmeno troppo vecchio per ricominciare tutto da capo. Potrei liberarmi di questa maledizione dell’informatica pur mantenendo la passione, estraniarmi da questo mercato del software che più conosco e più vorrei evitare, e poi potrei volare! Quale emozione supera quella di volare, anzi di far volare un apparecchio? E poi girerei il mondo a bordo dei miei aerei! Bello, chissà come si diventa guidatori di aerei. Avevo una mezza idea di infastidire un po’ a questo proposito il pilota che avevo di fianco, ma poi ho rinunciato. Adesso me la devo cavare da solo.

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