Mi ricordo quand’ero piccolo di essere stato subissato da doni di libri dall’accattivante titolo de “Il grande libro de..” seguito da qualsiasi cosa: c’era il grande libro degli animali, della storia, dei paesi del mondo, della politica, di tutto! E mano a mano che crescevo capivo che i grandi libri di cui ero in possesso non erano altro che una introduzione per bambini all’argomento e spesso l’attributo “grande” si riferiva più al volume, al carattere con cui era stampato, al peso specifico e all’esorbitante costo piuttosto che alla completezza dei contenuti.

Ebbene, oggi ho fatto la mia tappa stagionale da Feltrinelli dove mi sono rifornito di libri per le prossime settimane. E’ un momento a cui sono molto affezionato, giro per gli scaffali armato di cestino e raccolgo tutto ciò che potrebbe interessare già pregustandone la lettura. Questa volta mi sono fatto prendere la mano e ho speso parecchio più del solito, ma sono uscito dalla librerie tutto felice con il mio pesante sacchetto rosso.

Poco fa, a casa, ho aperto entusiasta il sacchetto per estrarre i piccoli regali che mi sono fatto ed è stata forte la sorpresa mentre prendevo in mano questo libro tutto patinato, grosso e dalla copertina violacea che di certo non avevo mai messo nel cestino. Mi soffermo sul titolo, scritto a caratteri cubitali in bianco, incerto se ridere o se piangere: Il grande libro del mal di schiena.

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