Ieri il contingente italiano in Iraq è stato attaccato dalle forze locali che hanno fatto saltare un veicolo militare causando quattro vittime. Si è parlato di “attentato”, ormai è un termine di uso comune e, temo, abusato. Da qualche anno si identifica come terrorismo ed attentato tutto ciò che si desidera condannare. In questo caso però non è appropriato parlare di terrorismo (secondo Wikipedia “violenza premeditata e politicamente motivata contro obiettivi (targets) non combattenti… allo scopo di influenzare una opinione pubblica (audience) così da conseguire obiettivi politici, militari o ideologici”) perchè l’Iraq in questo momento è un paese in guerra ed in guerra non esiste terrorismo ma solo nemici: avrebbe senso parlare di terrorismo quando la contraerea abbatte un caccia nemico? No. Allo stesso modo non ha senso parlare di terrorismo quando un veicolo militare cade vittima di quello che in passato sarebbe stata definita un’imboscata. Il definire come terrorismo le azioni militari in Iraq è una facile giustificazione per una propaganda che, come di consueto, diffama il nemico lo identifica come un vigliacco piuttosto che come un coraggioso antagonista. Come se i bombardamenti aerei e i campi di prigionia fossero atti eroici.

Al contrario ritengo molto più “terroristica”, nel senso allargato del termine, la presenza di un personaggio come Francesco Caruso nel parlamento italiano. Diversi precedenti penali, idee anarcoidi di dubbia compatibilità con uno stato democratico e tendenza a dichiarazioni provocatiorie ne fanno un personaggio poco adatto alla vita politica ed una mina vagante per il proprio schieramento, già non particolarmente premiato dallo scrutinio. Segue una breve raccolta delle dichiarazioni pubbliche di questo individuo:

  • “Meglio essere uno di Hamas all’italiana, che un Mastella alla palestinese”
  • “Comprendo come l’esasperazione possa portare a utilizzare tutte le forme di lotta estreme”
  • “Una, cento, mille Nassiriya”
  • “Io continuerò a stare nei centri sociali, per occupare case, bloccare binari, arrampicarmi sugli alberi e…”
  • “Quando il G8 comincerà noi saremo là e romperemo le linee della polizia. Non è il momento delle parole o delle proposte. Solo l’azione diretta e la lotta sono i mezzi per essere ascoltati”

Auspico che Beppe Grillo continui la sua iniziativa per liberare il parlamento da chi è stato condannato da un tribunale in via definitiva, potremmo sbarazzarci di questo crininale prima di quanti speriamo.

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