Va per la maggiore: insieme al curriculum vitae che descrive le mirabolanti capacità del candidato ad una posizione di lavoro, viene richiesta la lettera di motivazione, altresì conosciuta come lettera di accompagnamento o lettera di presentazione. Di cosa si tratta? In un periodo in cui la cultura d’impresa ed il senso di appartenenza al posto di lavoro stanno sostituendo i valori tradizionali, questo breve testo è il punto massimo della dissociazione dalla realtà che si possa raggiungere. Nelle buone intenzioni di chi l’ha ideata era solo una lettera al responsabile delle risorse umane con l’obiettivo di presentare il proprio curriculum vitae e mostrare il proprio lato umano oltre a quello professionale. A metà della prima decade del secolo il candidato è più o meno costretto a scrivere che lavorare in quell’impresa è il suo sogno fin dall’infanzia, che lo farebbe anche gratis pur di avere la soddisfazione di far parte di simile un gruppo di successo e che gli obiettivi aziendali coincidono perfettamente con quelli dell’individuo, pertanto la vita del candidato non potrebbe più avere senso dopo una mancata assunzione. E c’è qualcuno che dopo aver composto una decina di questi drammi in prima persona comincia anche a credere a quel che scrive.

Mi trovo ora nella posizione di dover redigere una di queste opere d’arte e sono indeciso se preferire un approccio a pigreca mezzi come quello che vi ho descritto poco fa, quello del discepolo in cerca del maestro, del fanatico privo del proprio santone, di Fausto Coppi senza sellino; un approccio certamente con forti probabilità di successo ma che oltre a candidarmi all’assunzione, mi candida anche alla malattia che sembra aver contagiato tutti i lavoratori: lo stakhanovismo con il sorriso, secondo il quale lavorare è diventato un piacere. L’alternativa è una lettera di presentazione sincera, schietta, senza falsi entusiasmi, realista:

“Egregio responsabile delle risorse umane,
sto cercando un impiego che mi faccia lavorare poco e guadagnare tanto. Ho pensato che la vostra impresa possa fare al caso mio perchè non sembra che stiate fallendo e potete essere in grado di mantenermi per un po’. Non mi importa nulla di cosa producete e di come lo producete, non mi importa nulla dei vostri valori aziendali e non voglio sentire la vostra mission, ditemi solo cosa devo fare per avere la busta paga a fine mese e per non partecipare ai patetici eventi aziendali che sicuramente organizzate durante l’anno. Quello che so fare lo vedete dal curriculum, quello che non so fare lo imparo, tanto ormai nessuno fa nulla di difficile. Se volete assumermi contattatemi, ma evitate di farmi perdere tempo in dieci colloqui diversi per poi propormi un contratto a progetto a 800 euro lordi al mese.
Cordiali saluti”

Annunci