E’ sconcertante l’eco che sta provocando l’uscita del film tratto dal bestseller di Dan Brown negli ambienti cattolici: si alternano diffide, minacce, censure, come mai in passato. Il film, interpretato da Tom Hanks e Audrey Tatou, raggiungerà tutto il pubblico che non ha voluto sporcarsi le mani con la carta del romanzo e così, in un modo o nell’altro, volenti o nolenti, per gusto o per costume, tutti conosceranno la vicenda del Codice da Vinci. Evidentemente la Chiesa vuole evitare questo effetto in un momento in cui di certo la popolarità del cattolicesimo e lo spirito religioso non sono propriamente in crescita, complici posizioni estremamente conservatrici.

Mi sfugge assolutamente però il motivo che porta a questa ostilità nei confronti di quella che evidentemente è solo una vicenda di fantasia, con personaggi di fantasia e con una forte componente di fantasia anche per quanto riguarda i fatti “storici”. Nessuno si è mai lamentato per aver scoperto che Biancaneve non ha abitato nella casetta dei sette nani e non capisco perchè la Chiesa fa tanto can-can intorno al racconto di Langdon e Aringarosa. Mi sarei aspettato ben altra levata di scudi da parte dei critici letterari per stroncare un romanzo che ha la complessità di una fiaba per bambini. Molto probabilmente invece il film andrà a nozze con una trama semplice ed il risultato sarà d’effetto.

Pestando tanto i piedi in questa occasione, gli alti ambienti ecclesiastici cattolici non fanno altro che alimentare sospetti, fondati o meno, nei confronti della loro onestà e delle origini dell’isitituzione di cui fanno parte, finendo quindi per spingere lontano chi ancora fosse vicino alla gerarchia della Chiesa e fosse convinto della sua trasparenza. Se la Chiesa deve traballare per Dan Brown, speri che chi ha intercettato Moggi non giri il cornetto verso qualche membro della conferenza episcopale..

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