Contraddizione in termini? Non per il nuovo presidente della Repubblica italiana che in occasione delle esequie del caporale Pibiri ha avuto il coraggio di definire gli interventi delle forze armate italiane all’estero come “missioni militari ma non di guerra”. Non pago, ha inoltre fatto riferimento anche alla costituzione affermando che “L’Italia ha bisogno dell’insieme delle Forze Armate, al più alto livello di modernità ed efficienza per adempiere i suoi doveri di partecipazione a quelle organizzazioni internazionali che, come recita l’articolo 11 della Costituzione repubblicana, sono impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Qualcosa mi suggerisce però che in questo caso la pace e la giustizia non sono tra i valori intervenuti nel processo decisionale. Il Papa dal canto suo spiazza tutti riuscendo a dichiarare che il caporale ha perso la vita “nel compimento generoso del proprio dovere al servizio dell’ordine, della sicurezza, della giustizia e della ripresa pacifica delle popolazioni irachene”.

Ho l’impressione che si cerchi di stravolgere la realtà. Di insabbiare fatti avvenuti solo pochi mesi fa. La pace, la giustizia e la sicurezza nazionale non hanno nulla a che vedere con quanto è avvenuto e sta tuttora avvenendo in Iraq. Nel Marzo del 2003, senza alcuna approvazione da parte delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti insieme ad altri paesi, tra cui l’Italia, hanno invaso la nazione sovrana dell’Iraq, stravolgendone il governo, e tuttora forze militari straniere permangono sul suo suolo con l’obiettivo di pilotare il futuro politico della nazione. Che cosa in tutto questo ha qualsiasi tipo di attinenza con la giustizia? Che le sirene statunitensi vendano la propria politica aggressiva come difesa dei propri valori contro il male posso tollerarlo, ma che il neoeletto presidente (ex comunista) ed il Papa (!!!) abbiano il coraggio di prendere in giro il proprio popolo (e i parenti della vittima!) nello stesso modo, lo trovo inaccettabile.

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