Quando il lavoro costringe, mio malgrado, a trascorrere le prime ore della mattina al volante della potente Clio 1.2 blu metallizzato, non mi basta affollare le orecchie con la musica in un disperato intento di svegliare gli ultimi neuroni, devo viziare anche quelli già svegli ed avidi di informazioni: ascolto dunque Radio 24, perfettamente in grado di mettermi al corrente in pochi minuti degli avvenimenti più importanti della giornata e dei temi di attualità sul piatto. Tra le 8.30 e le 9 però il flusso informativo si interrompe e, a seguito di una fastidiosissima sigla di apertura, inizia una nuova puntata di Melog, programma radiofonico a cura di Gianluca Nicoletti. Trattasi di una brillante analisi di costume della società attuale italiana e non, vista attraverso gli occhiali dei media: Feuerbach diceva “l’uomo è ciò che mangia”, Nicoletti invece propone “l’uomo è gli spettacoli che vede”. E parlando della televisione ma non solo, con l’aiuto di un pubblico tutt’altro che qualunque, riesce a raccontare di noi, delle nostre abitudini, delle nostre manie e dei paradossi di questa complicata infrastruttura sociale che ci siamo montati intorno. La trasmissione è piacevole e sottile nella sua puntuale analisi e stona solo quando, spesso per opera di alcuni lenti e banali messaggi lasciati in segreteria dagli ascoltatori, tende a scadere nei discorsi delle vecchiette che dicono che ai loro tempi era tutto più bello e che a questo mondo va tutto male. O ancora a tratti il conduttore ed il pubblico si lasciano andare ad un tono vagamente classista nei propri giudizi nei confronti delle masse, viste, probabilmente a ragione, come un insieme di ignoranti pecoroni, animati solo da invidie e fame di notorietà. Ma in fondo il classismo è solo una cosciente consapevolezza della realtà: non siamo tutti uguali, se non nella natura e nei diritti.

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