Usciamo dal Fritz-Walter-Stadion di Kaiserslautern con gli attrezzi del mestiere ancora in mano: il piede di porco, il mazzo di chiavi di tutte le taglie, il grimaldello e la fedele Beretta che non si sa mai. Per passare il turno come avrebbe fatto la moggiana Juventus, con gol su rigore al 95esimo minuto, avrei preferito arrestarmi con dignità agli ottavi invece che andare a perdere la stessa dignità in seguito, con qualcuno che ci insegnerà il gioco del calcio dalla A alla Z, soffermandosi a lungo sul capitolo attacco. E chiunque ci aspetti ai quarti, pur senza essere il docente di ruolo, potrà già impartirci alcune ripetizioni approfittando dell’assenza od indisposizione di diversi sedicenti fuoriclasse azzurri: Nesta rotto, De Rossi e Materazzi squalificati per le rispettive espulsioni, Zambrotta e Gattuso squalificati per le ammonizioni, un Totti ancora in convalescenza. In condizioni peggiori forse solo il Portogallo di Scolari a seguito dell’incontro di boxe con l’Olanda. Mi vergogno un po’ ad essere costretto a fare il tifo per questa squadra da poco più di una rete a partita: ogni marcatura sembra un parto plurigemellare, si soffre sempre, anche solo a farsi vedere nella trequarti avversaria, come se non fosse il nostro posto. C’è chi non regge la pressione, come Del Piero che si sente costretto a regalare la palla agli avversari ogni qualvolta ne viene in possesso; c’è chi deve tirarla lontano, in modo che nessuno la prenda; c’è chi addirittura la passa regolarmente alla retroguardia, il nostro miglior reparto, li son bravi, se la sbrigheranno un po’ loro! Peccato, anche questo mondiale è una delusione per noi, sul piano del gioco e dello spettacolo, ancora prima che dei risultati. Chi si ricorda l’Italia del ’90, tra Baggio e Schillaci, non può che rimpiangere quei tempi di onorevoli vittorie e dignitose sconfitte.

Annunci