Non comprendo il senso della polemica che è sorta in seguito all’inqualificabile gesto di Zinedine Zidane durante la finale del mondiale di calcio. L’atleta francese è reo di aver inflitto una testata nel petto al difensore italiano Marco Materazzi e si ostina, sostenuto da una certa parte della stampa internazionale, a cercare di giustificare in tutti i modi il proprio gesto. A suo dire sarebbe stato provocato: beh, lo spero bene, se l’ex juventino avesse l’abitudine di assestare testate agli avversari senza alcuna provocazione sarebbe da manicomio. Per quanto grave sia poi stata la provocazione, dubito che Zidane, che di sicuro non è di primo pelo nel mondo del calcio, non ne abbia mai subite di pari. Il fatto di essere stati provocati non è certo una attenuante od una giustificazione per poter passare alle vie di fatto; non credo che durante una partita tra avversari ci si tratti con modi da educanda, eppure fa anche parte della professionalità di un calciatore non scadere in condotte vergognose quali quelle espresse; tentare poi di giustificarsi ed implicitamente non accettare la sconfitta subita per un episodio di questo genere penso che vada oltre ogni decenza. “Ha usato parole dure contro le donne della mia famiglia. Va punito anche lui”, dice l’attaccante francese. Certo, trasformiamo il campo in una scuola elementare in cui andiamo a riferire alla maestra del caso le parolacce dei compagni cattivi; facciamo trascorrere alla quaterna arbitrale ore a decifrare i labiali dei giocatori alla ricerca di turpiloqui; vogliamo poi credere che Zinedine non si sia mai espresso fuori dalle righe durante le finale?

Cari francesi, quando in passato ci avete sconfitti, siamo stati accusati di lamentarci sempre e di non saper accettare serenamente la superiorità altrui. Temo che quella lezione che forse oggi noi abbiamo imparato voi non l’abbiate ancora assimilata. Avete perso. Avete giocato bene, ma avete perso. Fatevene una ragione. Vi andrà bene la prossima volta, forse, se sarete in grado di ricostruire un’altra nazionale valida dopo che, all’indomani di Germania 2006, tutti i vostri grandi nomi saranno andati in pensione. Au revoir!

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