4 anni di reclusione (da scontare comunque agli arresti domiciliari) per alcuni dei ragazzi arrestati l’11 marzo scorso e rei di aver contribuito a creare uno scenario di guerriglia urbana travestendolo da presidio antifascista. Finalmente un segnale preciso e forte per dimostrare che le istituzioni non sono più disposte a tollerare comportamenti illegali e fortemente nocivi all’ordine pubblico nel segno di estremismo politico ormai davvero anacronistico. Come per quanto riguarda i consueti tafferugli e disordini provocati da tifosi poco consci di cosa sia effettivamente lo sport, anche in questi casi è imprescindibile utilizzare il pugno di ferro e trasmettere il messaggio che lo Stato e coloro che lo Stato costituiscono, i cittadini, non sono disposti a accettare che minoranze di esaltati si permettano di danneggiare cose e interrompere attività lavorative altrui, indipendentemente dalle giustificazioni che vengono presentate. Chi rompe paga. Chi interrompe paga. Chi causa disordini paga.

Per quanto poi riguarda questi giovani che si sentono ancora di partecipare a sedicenti presidi antifascisti, forse farebbero meglio ad andare a lavorare davvero invece che pascersi come parassiti degli introiti di papà: comprenderebbero il valore di ciò che con tanta leggerezza si permettono di distruggere e nel contempo potrebbero scoprire che le minacce alla società odierna sono ben altre e ben più pericolose di un manipolo di nostalgici del ventennio.

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