Quando qualcuno si lamentava delle scarse capacità dei guidatori non abituali al momento di districarsi nel traffico, storcevo un po’ il naso, pensando dentro di me che differenza mai ci potesse essere tra chi guida tutti i giorni e chi guida solo una volta alla settimana. In fondo guidare è come andare in bicicletta, no? Una volta imparato bene non si disimpara più e soprattutto resta poco in cui migliorarsi, o quasi. E invece.

E invece. Sono lenti da morire, come se già il traffico non fosse rallentato da semafori, vigili, pedoni temerari e imprevisti generici. Sono imprevedibili, possono svoltare a novanta gradi da un momento all’altro, senza che nè frecce nè segnali ne abbiano potuto preannunciare le intenzioni, oppure frenano all’improvviso, per motivi tutti loro. Scelgono sempre il modo più ingombrante di occupare la carreggiata, in modo che nessuno, per quanto stufo sia della loro guida, possa liberarsi di loro. Guidano con due mani sul volante, attaccati al medesimo e con gli occhi fissi oltre i parabrezza, fosse per loro le auto sarebbero costruite senza alcuno specchietto retrovisore. Hanno sempre inserita una marcia più bassa del dovuto, in modo da tenere su di giri il motore e fanno un uso spropositato della frizione che usano come via di fuga dal motore, di cui non si fidano poi tanto.

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