City, giornale a diffusione gratuita, propone ancora una cristallina analisi del costume e del pensare comune degli italiani. Nella rubrica “dite la vostra” invita i lettori a rispondere brevemente via sms ad un tema proposto dalla redazione. Il tema pubblicato sul numero odierno è “A Como una mamma porta la figlia a scuola indossando il burqa. Gli altri genitori chiedono che lo tolga. Fanno bene?”. Il tema è più che attuale visti episodi simili o correlati che si sono verificati nella penisola negli ultimi mesi. Ed infatti scatena un nugolo di risposte.

A quanto pare, secondo le leggi italiane, non è concesso presentarsi in un luogo pubblico a volto coperto senza un giustificato motivo. E’ anche vero però che in Italia, per costituzione, vige la libertà di culto. E questo, mi contraddica chi è più esperto di me in legge, è probabilmente uno di quei casi in cui un eventuale giudice chiamato in causa si appellerebbe più al cosiddetto senso comune che all’applicazioni fiscale di editti e codicilli. Infine, vista la tesa situazione internazionale con i paesi mediorientali, personalmente sarei più portato alla tolleranza dei comportamenti poco abituali ed appartenenti ad altre culture, soprattutto se non arrecano alcun danno, piuttosto che inasprirmi sulle mie posizioni.

Ma ecco una breve antologia delle riflessioni inviate dai lettori di City che, con buona approssimazione, possono riassumere il pensiero dell’uomo comune:

  • “Gli islamici devono smetterla di sentirsi padroni a casa nostra. Per quanto mi riguarda li vedrei volentieri tutti a casa loro.”
  • “In Italia vige la legge italiana non la legge coranica quindi via il burqa.Se non lo toglie deve andarsene via dall’Italia. Il burqa non è di moda.”
  • “Il carnevale viene una volta l’anno.”
  • “La signora chiede che le altre mamme non vadano in minigonna mostrando le mutande e l’ombelico dalla cintura calata.”
  • “E’ giusto rispettare le religioni ma siamo in Italia quindi è giusta la paura dei genitori in questo caso”
  • “Ma perchè non lasciano i figlia a scuola e vanno a pulire casa invece di pensare a queste cavolate.”
  • “Solo i comaschi possono arrivare a questo. Ignoranti e razzisti.”

E queste sono solo poche delle decine di risposte aggressive e risentite che sono state pubblicate. Si percepisce un profondo odio, un’insofferenza nei confronti dello straniero e del diverso che riesce a manifestarsi anche in casi di lieve rilevanza generale. Ho la sensazione che il rifiuto sia arrivato ad un livello tale che si giunga addirittura a cercare pretesti per opporsi violentemente alle culture mediorientali. Dico pretesti perchè temo che il problema sia più nostro che loro: nostro di noi che, frustrati dalle nostre incapacità e dall’inefficienza della nostra contorta società, siamo sempre alla ricerca di qualcuno che vesta i panni del capro espiatorio. Oggi sono gli “islamici”, ieri era colpa dei neri, e l’altro ieri dei terroni. Tutti ci siamo dimenticati delle emigrazioni italiane oltreoceano quando nel Bel Paese tirava una brutta aria e ora, nella posizione di arricchiti sulla via del declino, ci sentiamo in diritto di spadroneggiare.

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