“Tendenza a considerare primari gli interessi dell’azienda in cui si lavora e a trarre soddisfazione dai successi da essa conseguiti.” Dal De Mauro Paravia.

Il termine mi piace molto anche se di fatto non l’ho mai utilizzato nè mi capita di udirlo comunemente. Voglio prima rimpolpare questo significato, gonfiarlo di altri significati, forse già contenuti nell’elegante definizione del vocabolario, ma che di sicuro possono avvicinare e rendere pericolosamente reale un vocabolo poco utilizzato e apparentemente lontano. Non faccio nemmeno molta fatica, l’aziendalismo è dilagato, dalla grande multinazionale alla startup, considerato (probabilmente a ragione) ingrediente indispensabile per il successo economico dell’azienda.

L’obiettivo finale è strappare l’individuo alla propria vita privata e farne una macchina da soldi e l’obiettivo è perseguito nell’unico modo in cui questo è possibile: facendogli godere una parte (piccola a piacere) dell’utile generato e soprattutto integrandolo in un sistema di bastone e carota che schiavizza il lavoratore in un rapporto odio-amore nei confronti di colleghi, collaboratori e capi. La parte essenziale è alternare umiliazioni a pubblici encomi in modo da porre sempre la vittima in una posizione di ricerca di rivalsa e di riacquisto di prestigio e rispetto con le persone che lo circondano; in questo verranno profusi tutti gli sforzi, cominciando piano piano a trascurare gli aspetti della vita privata, mettere alla prova il proprio fisico, raggiungere livelli di pressione insostenibili, pur di mantenere il proprio onore con le persone in compagnia delle quali si trascorre la maggior parte della giornata.

Il completamento del processo si ha con la progressiva sostituzione della vita personale e famigliare con quella aziendale. Si organizzano eventi che coinvolgano tutta la struttura con l’obiettivo di creare rapporti personali e legami di fedeltà che possano spingere all’aumento di produttività e che eventualmente intervengano per frenare impulsi di allontanamento dal gruppo. I propri obiettivi di vita finiscono per rendersi estremamente fumosi ed irraggiungibili, annebbiati ed annientati dagli obiettivi urlati ed imposti tutti i giorni, e cresce il senso di appartenenza e di identificazione con una azienda ed un progetto che non sono propri e che convertono gli sforzi in tornaconto per sè secondo il cambio più svantaggioso.

Lavoratori dipendenti, ribellatevi! Il bene più prezioso di cui disponiamo è il tempo che abbiamo da dedicare a noi stessi: se lo vogliono lo devono pagare caro! Non lasciamoci trascinare nei giochi competitivi da scrivania a scrivania o da ufficio ad ufficio: la professionalità si massimizza con la collaborazione, non si traduce in una gara a chi fa la pipì più lontano! I rimproveri e le osservazioni costruttive sono una parte fondamentale dell’acquisizione di esperienza, ma devono essere caratterizzati da rispetto umano e professionale, non devono lasciarsi dietro il seme di una rivalsa che porta utile a tutti tranne che a noi! Ed infine, lavoriamo per denaro: nè per piacere, nè per onore, nè per spirito di appartenenza ad un gruppo!

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