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Sono tornato. Una decina di ore di volo mi hanno riportato a quella che per ora, ancora per poco, è la mia realtà. Una decina di ore per abbandonare il nuovo mondo e tornare nel vecchio e conosciuto. Tempo di mettere piede sul volo che da Amsterdam mi avrebbe portato a Malpensa e già mi ero immerso nuovamente nell’atmosfera italiana, già sentivo la mancanza del luogo che avevo appena abbandonato. Per sbaglio mi rivolgo in inglese all’addetto dei biglietti del Malpensa Express e questi mi guarda come se venissi da Nettuno. Sì, sono proprio tornato a casa. L’ordine, pure un po’ maniacale, canadese lascia il posto al caos reso norma, ai lavori in corso permanenti, all’invadenza di un certo carattere italiano. Tutto evidentissimo, quanto mai è stato prima. Vancouver, non certo piccola o provinciale, sembra avere assunto tutti i pregi di una grande metropoli senza per questo rimanere vittima degli aspetti negativi. Multirazziale ad un altissimo livello, ma non senza una sua identità; ricca e prospera ma senza ostentare; rilassata e vivibile mantenedo produttività ed efficienza; cemento e vetro si alternano a paesaggi naturali mozzafiato distanti dieci minuti di battello.

Non mi perderò tutto questo solo perchè sono nato altrove. Ho l’occasione di cambiare tutto, dare un colpo di spugna e ricominciare con nuovi eccitanti stimoli in un luogo straordinario. E non mancherò certo questo appuntamento!

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