ore 23:27, accendo il pc

ore 23:33, sto fissando il monitor, immobile, una mano a sorreggermi il mento, l’altra sul mouse

ore 23:51, sto continuando a fissare il monitor: venti minuti non sono stati sufficienti per darmi motivo di spostarmi da tanto produttiva posizione

Godot, in ritardissimo, è arrivato e si è messo lui stesso ad attendere che mi scollassi da questa posizione, poi, stufo di aspettare, se n’è andato senza salutare.

Fedor, eccitato da questa mia nuova posa, ha cominciato a scommettere denaro sul fatto che mi muovessi entro un minuto. Dopo aver scommesso cifre sempre più alte, fiducioso nelle probabilità, è tornato a casa senza un rublo in tasca.

Isaac, dopo avermi offerto una mela, ha dichiarato che, in assenza di forze a perturbarmi, preferirebbe comunque di gran lunga vedermi in moto rettilineo uniforme piuttosto che in quiete.

Harry ha provato, senza peraltro alcun esito, a scuotermi infilandomi in bocca una millegusti più uno al gusto di catarro. Poi è sparito.

Giorgio, con un voluminoso manoscritto sottomano, ha minacciato di scrivere un nuovo romanzo in formato mattonella da spiaggia intitolato “Lo uccido” se non mi fossi mosso a brevissimo.

Dino, fermatosi ad osservarmi, ha sottolineato come in questo momento assomigli ad un certo qual soldato di una certa qual fortezza impegnata a fronteggiare un’invasione di tartari.

ore 0:07, nulla ancora è cambiato

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