Oggi, forte della radio inclusa nel mio nuovo telefono, ho potuto ascoltare la trasmissione Melog con Gianluca Nicoletti su Radio24 di cui ho già avuto occasione di scrivere. Il tema di oggi, traendo spunto dall’uscita dell’ennesimo videogioco cruento demonizzato da tutti, era fino a che punto può arrivare l’odio. L’autore ha immaginato di offrire liberamente agli ascoltatori un modo rapido, efficace ed indolore di eliminare definitivamente qualche persona dalla faccia della terra ed ha messo a disposizione la solita segreteria telefonica per raccogliere richieste. Le telefonate sono state innumerevoli e tutte animate da una ferocia che non credevo possibile, un odio, un risentimento verso qualcuno di lontano o vicino che a parere dell’ascoltatore avrebbe meritato la morte. I più inoltre hanno tenuto a sottolineare che l’esecuzione della loro vittima non avrebbe dovuto essere indolore come proposto, ma anzi il più lunga e dolorosa possibile, come per espiare le malefatte compiute.

Ora, lungi da me voler fare il pacificatore o il Francesco D’Assisi, chi mi conosce sa bene quanto sia intollerante verso certe categorie di persone e quanto eviti efficacemente le persone che non mi vanno a genio; ma da qui a odiare o addirittura desiderare la morte di qualcuno, per quanto mi riguarda, la strada è lunga. Nicoletti ha esordito stamattina dicendo che tutti in vita hanno almeno una volta desiderato la morte di qualcuno: ebbene, esclusa l’infanzia in cui certo non ci si rende conto delle cose, sento di potermi escludere da questa affermazione. Probabilmente è anche un difetto, non riesco ad odiare con forza sufficiente, sono troppo incline al perdono, massime per le persone che mi sono vicine, per quanto male possano avermi fatto. Tanto meno sono in grado di arrivare a desiderare la morte di qualcuno, la vendetta non è qualcosa da cui traggo piacere.

Dagli interventi di stamattina invece, o anche da altre occasioni in cui la voce popolare può farsi sentire in modo libero ed anonimo, mi rendo conto che l’odio esiste. E le vittime di esso possono essere di qualsiasi natura, vicine o lontane, conosciute o meno. Dai pedofili in generale a Saddam Hussein, al vicino di casa fracassone, ai perfidi colleghi di lavoro, al pestifero bambino del vicino, ai personaggi pubblici, a categorie di persone intere. C’è sete di vendetta, desiderio di farla pagare a chi ha fatto del male o si pensa che l’abbia fatto, a chi vive nel lusso senza meritarlo, a chi fa sentire il proprio potere o a chi è troppo attraente fisicamente. Le motivazioni sono infinite, tutte riconducibili in qualche modo all’invidia, alla vendetta ed ad un distorto senso di giustizia che ci si sente sempre in diritto di applicare agli altri ma mai si riterrebbe equo nei propri confronti.

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