Nulla di ciò che vediamo è infinito. Da quando l’uomo viene al mondo tutto ciò con cui viene in contatto è ben definito all’interno del tempo e dello spazio, nulla si protrae oltre un certo limite, per quanto lontano esso sia. Eppure chiunque ha ben chiaro il concetto di infinità e pur essendo consapevole che infinito è nulla, nemmeno l’universo, esso resta un punto di riferimento ed un obiettivo che si ritiene in qualche modo raggiungibile. Quando si intraprende un progetto importante, si crea qualcosa di innovativo, si stabilisce un rapporto personale interessante, si ha sempre l’idea, l’illusione, che debba durare per sempre. Forse non proprio consapevolmente, ma si agisce sotto questo presupposto. E invece tutto inesorabilmente finisce. Spesso ce ne stupiamo anche, come se fosse un affronto che qualcosa non duri per sempre. Ma saremmo capaci di avviare un’iniziativa, qualsiasi essa sia, sapendo che in un certo lasso di tempo, lungo a piacere, è destinata a chiudersi?

Una mia professoressa del liceo mi impressionò molto quando disse che se l’uomo non si illudesse di essere immortale, o non si dimenticasse di non esserlo, non potrebbe vivere. La consapevolezza di agire in un intervallo di tempo così definito lo distruggerebbe. E di fatto è proprio così, ogni qualvolta ci si scontra con la caducità della cose, si resta distrutti perchè è come se ci venisse ricordato che anche l’uomo è caduco. Memento mori. Non detto, ma dimostrato a fatti. Nulla è infinito, nemmeno in matematica. E allora perchè crediamo di avere così chiaro il concetto di infinito? Esiste addirittura un termine, “infinito”, per definire una caratteristica che di fatto non appartiene a nulla, non è mai stata rilevata per nessun ente, non esiste. Ma lo si desidera incessantemente, in una tantalica e frustrante ricerca.

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