Verona. Bella città, bella gente, bell’accento veneto. Un’atmosfera provinciale e rilassata che fa letteralmente a pugni con le ragioni che mi hanno portato da quelle parti. Ho l’impressione che non appena si riesce ad uscire dal campo di attrazione di Milano, dalle sue frenesie da metropoli e dalla mentalità iperattiva dei suoi abitanti, la vita abbia un altro colore. Le stesse azioni sembrano essere compiute con più gusto e soddisfazione, come se non fosse una mera esecuzione ma ogni volta ci si realizzasse. Forse la lentezza di movimento rispetto a Milano porta le persone a stufarsi meno facilmente di ciò che fanno ed a valorizzarne gli aspetti positivi. Complice di questo un ambiente che ha forse mantenuto di più i buoni valori tradizionali di qualche tempo fa e non si è ancora inginocchiato al binomio denaro-potere.

In questo contesto è stato davvero un piacere sedere per pranzo intorno ad un tavolo di una vecchia osteria in un vicolo nei pressi del duomo. Un locale rustico, semplice, ma pulito ed accogliente. Un servizio minimale ma completo in tutte le sue parti essenziali, gentilezza e simpatia comprese. Quale luogo migliore dunque per celebrare una noiosa trasferta di lavoro con un piatto tipico locale, trionfo e consacrazione del piacere che occupa la prima posizione nella mia personale gerarchia? E Bigoli al ragù d’asino furono. Abbondanti e gustosi. Con un piatto come questo potrei decisamente inaugurare ogni pomeriggio con il giusto entusiasmo.

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