Bella Ravenna. Una cittadina storica, per nulla affollata, accogliente e rilassante. Un peccato dovercisi recare per lavoro e non per diletto. Sette ore di treno per starne li solo cinque, decisamente poco vantaggioso, ma da farsi, apparentemente.

Ravenna è piccola, basta un weekend per conoscerla. E io mi ricordo tutti i palazzi, tutte le vie. Mentre il taxi mi porta dalla stazione alla mia meta, ripercorro le strade con gli occhi di un tempo che non c’è più. Mi vedo in ogni via, ogni angolo, ogni piazza. Seguo con lo sguardo tutti i selciati, mi sento parlare e riassaporo l’entusiasmo di allora.

Ma non c’è tempo per tutto questo, per fortuna. La realtà chiama a raccolta tutti i miei pensieri e mi immergo in chiaccherate tecnologiche e nel ruolo che rivesto. Fino a pranzo, quando le mie papille fanno onore ad un sugo di lepre al di la di ogni aspettativa. Un Sangiovese locale completa uno dei migliori “pranzi di lavoro” di sempre. Il pomeriggio non decolla, il vino si fa sentire, ed in fondo è venerdì per tutti.

Sul taxi per la stazione ho per la testa solo il treno che rischio di perdere, ma i flashback mi riportano di tanto in tanto ai miei pensieri. Il viaggio di ritorno, contornato da telefonate continue e alquanto disagevole, è prodromico alla catarsi del weekend.

A Milano piove. C’è sciopero. Traffico. Aria nebbiosa e pesante. Una vespa arancione attraversa l’oscuro e mi porta a casa tra i flutti, mentre le gocce scivolano via quel che resta dei miei ricordi.

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