Non ho mai compreso l’ermetismo in letteratura ed in altre forme d’arte. L’arte, a mio parere è semplicemente una modalità di espressione, in fin dei conti una lingua per comunicare. La comunicazione ha però le sue regole ed in particolare necessita, per essere efficace, di diversi elementi: senza scendere in un campo che non è il mio, sono necessari due individui, l’uno che produca la comunicazione, l’altro che la riceva, il contenuto della comunicazione ed infine la lingua con cui comunicare, il codice comune che consente ad entrambi gli individui di comprendere il messaggio. Come è facile verificare, se manca uno qualsiasi di questi elementi la comunicazione non può avvenire. E’ facile tradurre questo modello in contesto artistico, dove la lingua utilizzata per trasmettere il codice è la forma d’arte adottata dall’artista per comunicare con il proprio pubblico: lo stesso messaggio potrà dunque essere trasmesso con una composizione poetica o prosaica, un affresco od una tela, una scultura od un edificio. Ed il modello funziona perchè il pubblico è in grado di capire il linguaggio espresso da ciascuna forma d’arte. Quello che non ho mai compreso dell’ermetismo, dove, per fugare ogni dubbio e non incorrere nelle ire degli esperti del settore, con questo termine intendo tutte le opere d’arte che deliberatamente nascondono il proprio messaggio, ebbene è perchè intraprendere una comunicazione che comunque non andrà a termine, non essendo uno degli individui in grado di comprendere il codice con cui il messaggio è trasmesso. Ha lo stesso senso che può avere una telefonata in italiano con una persona che parla solo cinese, la comunicazione è impossibile, ed in fin dei conti la telefonata non ha senso.

Ultimamente sono riuscito a dare una semplice risposta a questo apparente assurdo. La chiave non poteva certo essere nell’autore della comunicazione o nel codice utilizzato, essi sono fissi, costanti, fanno parte delle ipotesi del problema e non sono passibili di mutazione. Quello che invece è variabile o comunque non è definito a priori è il destinatario della comunicazione, gli individui che la subiscono. Nel momento in cui io non sono in grado di comprendere un messaggio è semplicemente possibile che esso non sia destinato a me e che non sia io il suo pubblico. Ad esempio, in quello che ho scritto ieri su questo blog, c’era un riferimento a qualcosa che solo alcuni potevano conoscere: questo presupposto ha discriminato tra chi è riuscito a comprendere il messaggio e chi invece lo ha trovato “ermetico”, nel senso di non significante; tra chi era effettivamente pubblico di quella comunicazione e chi semplicemente l’ha osservata, come è possibile osservare due individui che parlano in una lingua sconosciuta, senza nulla intendere di quanto viene detto. E’ possibile estremizzare questo concetto fino al punto in cui l’unico individuo in grado di comprendere il messaggio è il medesimo che lo ha creato e quindi, a tutti gli effetti, un unico individuo ricopre sia il ruolo del mittente che quello del destinatario. Ed ovviamente è in grado di capire il messaggio perchè nessuno sa scrivere in una lingua che non può comprendere.

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