Ore undici di sera. Anche il giorno più pesante e inutile della settimana, la domenica, è finalmente trascorso. Tra un po’ mi riporrò a dormire e da domani mattina si balza di nuovo sul frenetico forsennato treno senza fermate intermedie dei giorni feriali. E’ già tutto scritto, da lunedì a venerdì ho già tutto pronto, programmato in ogni minimo dettaglio: ogni giornata ha una lunga lista di cose da fare sul lavoro, appuntamenti, telefonate, interventi; ogni giornata ha già la serata occupata da amici, parenti, campi sportivi e birrerie; ogni giornata è una lunga scaletta rigida, dal suono della sveglia alle 7.30 di mattina, fino all’asportazione delle lenti a contatto e il lavaggio dei denti alla sera, prodromi del sonno. Un rapido susseguersi di avvenimenti, senza la minima soluzione di continuità, in grado di assorbire qualsiasi velleità di riflessione o ragionamento. Riaccenderò il cervello tra 120 ore, di cui grosso modo 40 lavorative. Ho la sensazione di dovermi tappare il naso dai miasmi per cinque giorni in attesa di poter tirare un respiro di aria pura nel weekend. Come dover per forza seguire un corridoio stretto stretto per cinque giorni prima di arrivare ad un’intercapedine un po’ più ampia. Qualche amico direbbe che mi trovo ad agire come gli orsi del circo, che sono costretti ad andare in bicicletta perchè il pubblico applauda, prima di prendersi qualche momento per se stessi. Per stasera il sipario ormai si chiude, si riparte domani mattina, i costumi e la scenografia sono già pronti! Show must go on..

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