Sono sempre stato terrorizzato dai dentisti. Ancora prima di sedermi sulla prima poltrona ed essere illuminato dal faro soprastante, ancora prima dell'”apri grande!” già sapevo che il dentista sarebbe stato un carnefice. Sentivo male dappertutto per qualsiasi cosa: ricordo queste mezzore sdraiato, duro come un baccalà, senza nemmeno poter stringere i denti, sentendo il trapano che sfrigolava sui miei poveri innocenti denti e tutti gli attrezzi gorgogliarmi di fianco alla lingua. Quando ero piccolo il mio terrore arrivava al punto di sperare di dover essere operato per chiedere di fare tutte le operazioni sui denti approfittando dell’anestesia totale. E dopo aver subito una serie di interventi che mi hanno lasciato un ricordo terribile, ho deciso di non andare più dal dentista. Almeno finchè non si fosse presentata una urgenza che valesse la pena di soffrire tanto. Così ho fatto, forte di quella cieca cocciutaggine da adolescente.

Ovviamente poi crescendo si cerca di ragionare ed infatti già nell’estate del lontano 2000, anno di grazia, trascorsa a Malgrat del Mar, avevo pensato che era momento di mettere da parte questa stupida paura e spalancare a qualcuno i segreti dei miei molari. Cosa che puntualmente non accadde negli ottimisti tempi previsti. Si sa, non è facile sfatare le paure con la ragione, decretandone l’infondatezza, ma ancora più difficile è vincerle davvero fino in fondo. Ed infatti ci sono voluti altri anni per elaborare per bene la fobia ed arrivare ad una soluzione. Ma pensando e rielaborando si può qualsiasi cosa, anche superare il terrore dell’ago dell’anestesia, il fischio del trapano e quella puzza di bruciatino messaggera del fatto che, pur dormiente, qualche parte del corpo non se la sta passando benissimo.

So che può sembrare un’idiozia, ma sono molto fiero di essere riuscito a prendere un appuntamento senza subito cercare ogni modo per rimandarlo o farlo saltare. E ed una volta stabiliti il giorno e l’ora non penso tutta la settimana a quel maledetto martedì che si sta avvicinando, ma rischio quasi di dimenticarmene. Una piccolezza, ripeto, ma una piccolezza che rappresenta un risultato tangibile del fatto che pensare razionalmente e sinceramente a se stessi, prendendo in considerazione con oggettività ogni debolezza, porta frutti.

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