Sta salendo. E’ arrivata correndo, peli al vento, occhi fissi iniettati di scimmiosità. E si è lanciata a peso morto sulla mia schiena. La scimmia sale. Un paio d’ore di tavola su una breve pista costellata di macchie di erba e neve artificiale sono state sufficienti per scatenare il gorilla fuori dalla gabbia e farmi venire mille idee per ripetere l’esperienza.

Il primo passo è un’attrezzatura decente. Decathlon mi attende: un paio di scarponi, due guanti impermeabili, una giacca comoda e una maschera facciale per difendermi dai morsi del gelo, assenti a San Vigilio, ma probabili altrove. E poi perchè non affondare queste inutili vacanze a cavallo di capodanno in un panettone di neve fresca da solcare a bordo di un’asse di legno? Il freddo rinfresca le idee, il bombardino risveglia il calore, la velocità impegna mente e corpo.

La scimmia mi precederà, meno attrezzata, ma con una passione che posso solo rincorrere. Si proietterà a strapiombo nel precipizio bianco, sollevando candida polvere gelida, piegando la schiena in archi perfetti, fissa sulla valle, decisa a raggiungerla per la via più breve. E quando vedendola saltare nel vuoto la seguirò senza esitazioni, penserò che almeno ho vissuto.

“Don’t dream it, be it”

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