Tranne alle tentazioni. E ho ceduto. Da ieri sono fortunato possessore di un iPod shuffle personalizzato con una incisione al laser recante la mia data di nascita. Devo ammettere che Apple sa bene come viziare i propri clienti, a partire dall’invitante pacchetto che si è presentato direttamente a casa ieri mattina, dopochè avevo ordinato il prodotto sul sito ufficiale solo venerdì. Mezza giornata lavorativa per processare un ordine e consegnare la merce è davvero quello che si dice un processo logistico ben studiato. Il pacchetto marroncino del corriere, dischiusosi lentamente, ha lasciato intravedere un capolavoro di design e packaging: una teca di plexiglass trasparente racchiudeva il minuscolo dispositivo per l’ascolto della musica esposto come una reliquia su una base anch’essa trasparente che lo metteva in evidenza. Aprire l’oggetto è stato quasi come dissacrarlo, prenderlo in mano violarlo, collegarlo al pc costringerlo ad abbassarsi ad operare come un qualsiasi volgare strumento informatico.

So bene che ne potevo fare a meno, so bene che lo utilizzerò meno di quello che meriterebbe, ma in fondo tenermi privato di qualcosa che, anche solo per qualche momento, può farmi piacere, mi pare una crudeltà che non desidero perpetrare, tanto meno nei miei stessi confronti. L’importante è la consapevolezza di quanto è necessario o indispensabile e di ciò di cui invece è possibile fare a meno: non considerare dovuta o naturale l’acquisizione di beni puramente superflui, valorizzare anche tramite l’attesa e l’aspettativa il possesso di questi oggetti. Di certo non è semplice, le sirene del denaro e del capitalismo cantano una musica melodiosa ed incantevole, a volte non è neppure sufficiente legarsi all’albero maestro per sfuggirne le insidie.

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