Capita, a volte, di trovarsi nella situazione di dover scegliere se essere se stessi fino in fondo e dare parola ai propri pensieri nella loro forma più completa, o ripiegare su parole più morbide o tacere addirittura. Il dilemma si presenta in tutta la sua complessità quando, come spesso accade, la propria espressione ha delle conseguenze e dire o non dire qualcosa può influire notevolmente su se stessi o su altri. La questione diventa eticamente rilevante quando addolcire il proprio pensiero può essere vantaggioso od evitare seccature. L’argomento è tutt’altro che peregrino: sia nella vita privata che in quella pubblica, con amici, parenti o colleghi, situazioni di questo genere, di gravità e rilevanza variabili, sono all’ordine del giorno. Calpestare la propria indole e le proprie convinzioni possono essere una scelta vantaggiosa solo nel breve termine, ma spesso indeboliscono la personalità e generano una sensazione di frustrazione. D’altra parte esplodere in polemiche ad ogni occasione è altrettanto controproducente e sintomatico di una personalità incapace di relazionarsi con altri.

Finora ho mantenuto una posizione di mezzo, molto pragmatica e forse un po’ comoda. Ho espresso la mia opinione con completa sincerità solo nei casi in cui essa poteva avere un influenza significativa. Mi sono esposto solo a fronte di un possibile vantaggio, evitando dunque di scatenare un polverone per una causa comunque persa. Un atteggiamento, per chi mi conosce, tipicamente mio. Razionalità allo stato puro. Spesso capita di intestardirsi su questioni che sono comunque al di fuori della propria portata decisionale ed allora protestare significa solo creare dissidi ed antipatie senza alcun ritorno. Di contro mi sono sempre espresso quando sapevo di poter influire sulla realtà e che le mie parole sarebbero state ascoltate. A volte però il desiderio di voler dire qualcosa, di voler urlare il proprio dissenso fa stridere i denti ed increspare le labbra dalla rabbia; quando ci si è costretti al silenzio lo stomaco si arrotola su se stesso, i pugni si stringono e gli occhi si riducono a due fessure minacciose e diffidenti. E rilassarsi costa.

Vorrei in futuro riuscire ad essere più duro, più schietto, più diretto (alcuni diranno “ancora di più??”). Vorrei essere in grado di dimenticarmi della diplomazia e del mio vantaggio, ignorare i sorrisi finti e smascherare le menzogne quando ancora stanno uscendo dalla bocca. Vorrei sputare veleno su chi cerca di addolcirmi, rispondere con i denti a chi vuole domarmi, gelare il fiato in gola a chi, mellifluo, mi vuol trascinare dalla sua parte. Proposito per il nuovo anno: capire come farlo.

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