Siamo abituati a pensare ai pregiudizi come un pensiero o sentimento non giustificato nei confronti di altri. Si tratta di considerazioni che riteniamo emanazioni in un certo senso degeneri di noi stessi, frutto della chiusura e della pigrizia nei confronti del mondo esteriore, che ci portano ad essere convinti di conoscerlo di già senza fare la fatica di esplorarlo realmente. Un modo di classificare in anticipo ed incasellare ciò che del resto da noi si ritiene non gradevole o non degno di preziosa attenzione.

Questa brutta deviazione si rischia a volte di non riservarla solo al mondo esterno ma anche a noi stessi. Ed allora ci fregiamo di conoscerci già così bene da sapere ciò che è meglio per la nostra persona, dalle abitudini, al lavoro, alle passioni, agli individui da frequentare. E non sempre si ha la possibilità di prendersi alla sprovvista e scoprirsi ancora affezionati a qualcuno, appassionnati ad una certa attività, desiderosi di portare a compimento alcuni progetti. Il pregiudizio si radica e fossilizza come un assioma di cui più non si può fare a meno e sui cui altre assunzioni si basano.

Ma non sempre. Fortunatamente. Ed allora è ancora possibile riprendere ciò che si era perso o dimenticato e smantellare il castello di false convinzioni in cui si è alloggiato per diverso tempo e tramutatosi nel corso delle stagioni da presidio in luogo di detenzione. Riscattare se stessi da se stessi.

Annunci