Solo io potrei mettermi a scrivere sul blog nell’ufficio del cliente dopo che i miei interlocutori si sono assentati un momento per un caffè. Solo un pazzo, solo io. Due giorni a Monterrey e ho visto solo l’hotel Hilton Inn e l’ufficio dei clienti, con una rapida puntata in un centro commerciale per cercare disperatamente un convertitore per le spine della corrente europee. Non c’è di peggio che essere all’estero e scoprire che non si ha possibilità di ricaricare il cellulare e che il pc, unico mezzo di comunicazione con il campo base, può durare solo due ore da dividere saggiamente nel giro di tre giorni. E non c’è nulla di peggio che fare un viaggio gratis dall’altra parte del mondo e non potersi godere i nuovi luoghi per colpa di qualche sciocco appuntamento di lavoro. Questa volta però ho sofferto meno di altre: da quando sono arrivato non ho ancora visto il sole per una sola volta e sia le temperature che il tempo ricordano più la Scozia che il Messico.

Domani purtroppo devo già tornare. E non mi sembra quasi vero di dire “purtroppo” visto che il modo con cui la spedizione è stata organizzata me l’ha fatta odiare sin dal primo momento. Invece in fin dei conti girare il mondo vale sempre la pena, qualsiasi sia il pretesto con cui questo accade. Sono riuscito a parlare spagnolo, seppur strascicato, per tutto il tempo in cui sono stato qui, compresi i colloqui di lavoro con i clienti. Ho avuto la possibilità di sperimentare il vero cibo messicano, ben lontano dai surrogati che spacciano i nostri sedicanti ristoranti TexMex. Per inciso quando i due messicani con cui ho lavorato han sentito che in Italia spesso il cibo Messicano è unito a quello Texano si sono scandalizzati non poco. Sono caduti diversi miti in questi giorni, come spesso accade quando i rappresentanti di due culture diverse vengono a contatto. Si è parlato di mafia e narcotraffico, tacos e fettuccine, Sierra e Alpi. In fondo loro ci conoscono per Ramazzotti, Ferro e la Pausini, noi li conosciamo tramite i film americani e un paio di giocatori di calcio. Che altro ci si poteva aspettare?

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