Poche situazioni sono più sgradevoli dell’avere a che fare con due desideri opposti, di uguale intensità e di doverne privilegiare per forza uno. Peggio di questo c’è solo averne due, magari uno razionale e un più emotivo, l’uno che si sa essere fortemente dannoso, ma tanto attraente, e l’altro la cosa giusta da fare ma tanto difficile da mettere in pratica. E’ come avere davanti una grossa torta al cioccolato, tutta guarnita di ricciolini di panna e farcita di ottima marmellata, ma sapere che all’interno del suo impasto si cela un insapore quanto letale veleno. Quanto è difficile non avvicinarsi per assaggiarne almeno un pezzettino, pensando che in fin dei conti un pezzo piccolo piccolo non potrà poi fare tanto male? E cogliere poi l’occasione per assaggiare quella mandorlina li o dare una leccata a quella marmellata che spunta. In men che non si dica, in barba agli avvertimenti della propria coscienza che urla ammonendo e paventando le coseguenze, la torta viene mangiata in misura tale da sprigionare il suo letale contenuto. Il dulcamaro sapore del cacao e la morbida cremosità della panna lasciano il posto agli spasmi da soffocamento, il soffice pandispagna imbevuto di brandy e la marmellata d’arance si consolidano in un unico marmoreo bolo a bloccare le vie respiratorie. E allora più a nulla valgono i pentimenti, i “non volevo..” e i “non credevo..”, il danno è fatto, il latte versato; le lacrime di coccodrillo non hanno mai riportato in vita nessuno, tanto meno gli avvelenati dalla torta di cioccolato.

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