Fino ad ora nella mia vita non ero mai stato in un locale dichiaratamente dark. Sapevo che effettivamente si trattava di una grossa mancanza che mi sono portato dietro per tanto tempo e che prima o poi avrebbe dovuto essere rimediata. Dunque, nell’ultima settimana ho visitato due volte lo Shelter di Colturano, in provincia di Milano, ben consigliato da amici specialisti del settore.

L’impatto è decisamente forte. Gli spazi sono stretti e decorati a tema con scure immagini inquietanti, ma contrariamente all’aspetto ansiogeno l’aria che si respira è tranquilla e distesa. Un bancone serve cocktail decisamente più pesanti della media dei locali di Milano ad un prezzo decisamente inferiore, 5 euro. Per consentire ai bevitori di sopravvivere però è previsto un vassoio di pane con tanto di companatico a disposizione di chi volesse crearsi un po’ di base per evitare di finire la serata troppo presto. Cibo gratis, come mai se ne è visto in alcuna discoteca prima d’ora. Completano l’ambientino un numero congruo di divanetti che non rendono il riposarsi un attimo tra una salto e l’altro un’estensione del gioco della sedia che si faceva alla medie, ma offrono un sicuro morbido rifugio da cui osservare ciò che accade.

La vera attrazione del posto è infatti la gente che lo frequenta ed il suo aspetto. Nella mia ingenuità non mi capita molto spesso di vedere personaggi letteralmente travestiti di nero, probabilmente completamente trasfigurati dal loro aspetto durante la settimana. I meno radicali si presentano in rigorosa divisa nero pece, ivi comprese calzature di pelle decorate di metallo, indumenti preferibilmente di pelle ed ultra aderenti ed acconciature consone, spesso alternanti capelli lunghi e rasature nello spazio di pochi centimetri; il volto infine è truccato di nero in originali ghirigori che esaltano gli occhi e scuri rossetti a rendere le labbra bui cardini di un rosso inferno. Esistono poi una serie di eccezionali personaggi, in grado di calamitare l’attenzione per mezzore intere, ipnotizzatori del diverso. E così non è infrequente rimanere imbambolati ad osservare sorpresi o spaventati anonimi impiegati solo rivestiti di maglie a rete e minigonne sado-maso ciondolare per la pista o teutoniche fanciulle in slip neri e giarrettiere vagare freneticamente oscillando una vistosa cresta.

Colpito dall’imprevista diversità rispetto ai soliti conosciuti locali di gente tutta uguale, è stato impossibile non tornare incuriosito da questo popolo trasversale che durante la settimana riposa in quiete in attesa di rivelarsi in tutta la propria stravaganza nel weekend.

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