C’è un leone che vive in una gabbia nel bel mezzo della prateria. Nonostante la condizione di cattività l’animale è contento e trascorre serenamente le proprie giornate: non può certo correre di qui e di la, ma compatibilmente con la sbarre di metallo che lo circondano riesce a mantenersi in movimento a sufficienza. Due volte al giorno gli viene portato cibo fresco ed una ciotola d’acqua. Non è che il leone vada pazzo per quei pezzi di carne fredda, ma in fondo gli vengono dati senza fatica e saziano la sua fame. Nel resto della giornata il leone passeggia guardando fuori dalla sbarre o si siede a pensare.

Un giorno passa di li una gazzella. Vede il leone chiuso nella gabbia, le fa tenerezza e lo saluta. Da quel giorno, spesso la gazzella viene a fargli visita: si siede davanti alla gabbia e chiacchera con il leone, tenedogli compagnia raccontando di come un giorno abbia incontrato gli elefanti allo stagno ed il giorno dopo abbia corso coi fratelli fino a grande baobab nella radura. La gazzella è felice di condividere queste storie con il leone perchè le piace ricordarle e riviverle mentre le descrive, ed il leone la interrompe spesso per farle domande e lei sente valorizzate le sue esperienze. Il leone, dal canto suo, è contento di scambiare due parole con qualcuno e farsi raccontare come si vive al di fuori delle sbarre. Il mondo di cui riesce ad intravedere solo una parte prende vita nei racconti della gazzella ed in qualche modo ne viene coinvolto, sentendosi anch’egli parte delle storie che gli vengono raccontate.

Quello che la gazzella non sa è che il leone un tempo era libero, vagava per le praterie correndo e cacciandosi il proprio cibo. Un giorno però cominciarono ad assalirlo sensi di colpa ed ogni volta che dava una zampata alle sue prede sentiva a sua volta unghie graffiargli lo stomaco. Questo gli impediva di gustarsi i propri pasti fino in fondo, dilaniato dalla pena per le povere creature che per necessità era costretto a divorare. Decise dunque di impedirsi di nuocere, cercò una gabbia e vi si rinchuse, nascondendo le chiavi in un angolo, sotto la paglia. Ma adesso tutte le esperienze che la gazzella riferisce al leone gli stanno facendo tornare voglia di libertà, di correre per le savane, di azzuffarsi con i suoi simili e tuffarsi nelle pozze d’acqua degli ippopotami. E di cacciare. Quella stupida carne che gli viene consegnata ogni giorno non gli basta più, può essere un nutrimento utile per non morire di fame, ma manca di gusto e di avventura.

E così oggi, mentre la gazzella siede accovacciata a zampe incrociate davanti alla gabbia raccontando al leone di che ottimi arbusti di sia cibata ieri con il suo branco, questi la ascolta poco e pensa invece alle chiavi posate poco lontano da sè, di cui potrebbe impossessarsi in un baleno per poi spalancare la gabbia e gustare la carne fresca e succosa che ogni giorno volontariamente si reca da lui. Lo vorrebbe fare, più volte vegliando durante la notte ha studiato le mosse in ogni minimo dettaglio, ma ancora qualcosa lo trattiene. Nemmeno lui sa di cosa si tratti e non riesce a spiegarsi come mai non sia in grado di seguire i richiami della propria natura che pur sembrano così legittimi.

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