L’imprenditore politico ha dichiarato ieri che anche il centrodestra, a partire dalle prossime elezioni, userà lo strumento delle primarie per la scelta del leader della coalizione. Secondo me non ha ben chiaro in che pericolo stia ponendo la sua posizione. Evidentemente con questa mossa si aspetta di essere proclamato leader indiscusso della coalizione a furor di popolo, nuovo fuhrer del centrodestra italiano, caudillo del liberalismo moderato, duce della difesa della tradizione. Ma ho il timore (timore?) che gli italiani siano stufi di lui quanto lo sono di Prodi e di tutto il circolo della terza età che siede in parlamento. E dalle primarie della Casa delle Libertà potrebbe uscire fuori qualcuno di assolutamente inatteso, Fini o addirittura Casini! O lo sconosciuto signor Rossi della situazione, cosa che potrebbe non risultare del tutto sgradita in questo scenario politico in cui girano gli stessi nomi (e gli stessi guai) da ventanni.

Per conto mio ho sposato da diverso tempo il qualunquismo nella sua accezione più radicale. In questo momento non esiste compagine politica che meriti fiducia e sulla base di questa ipotesi questo o quello, rossi o blu, Bertinotti o Maroni non fanno differenza. Al contrario di quanto appare non esistono due coalizioni contrapposte ma un unico gruppone di geronti che hanno preso in ostaggio il governo della nazione e che perpetrano, con bandiere e colori diversi, la medesima politica. Questa situazione non porge al cittadino la possibilità di scelta, di elezione appunto, che è propria della democrazia; proprone invece un’unica alternativa possibile, analogamente alle elezioni nei regimi totalitari in cui è previsto il voto per un solo partito.

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