Nell’antica grecia chi non partecipava alla vita politica dell’Agorà veniva chiamato idiotes. Il termine si è trasmesso fino alla nostra lingua odierna, con una accezione tutt’altro che positiva. Oggi non credo che nessuno, per quanto contrario al qualunquismo, si permetterebbe di dare dell’idiota a chi non offre il proprio contributo attivo alla vita politica. Che cosa è cambiato? Molto, a mio parere. Ma quello che determina la più grossa differenza è l’influenza che ciascun individuo può avere sulla vita politica. In antica Grecia, quando le città stato erano regolate dalle prime forme di democrazia, solo una parte della già ridotta popolazione di allora aveva diritto all’intervento attivo nella vita politica. Il non partecipare avendone la possibilità era davvero da idiotes perchè significava rinunciare ad influenzare con il proprio pensiero la direzione della vita comune: e l’apporto del singolo era davvero percepibile. La mia provocazione qualunquista è che ora chi non si interessa di politica, o addirittura decide di ignorarla, è molto meno idiotes di un tempo. Innanzitutto le città non si governano da sole, ma seguono le direttive del governo centrale che dirige le sorti di popoli costituiti da milioni di individui. Chi può sentire la voce del singolo in una folla di milioni?

Una seconda importante differenza è l’influsso e ormai la commistione tra politica ed economia, decisamente sconosciuto nelle poleis sotto la forma a cui siamo abituati attualmente. Sono convinto che nel ventunesimo secolo per influenzare la vita poltica non bastino buone idee e consenso della maggior parte dei cittadini, un tempo sufficienti per guadagnare una posizione di governo, ma siano indispensabili appoggi dal punto di vista economico, sia per promuovere le proprie idee secondo le modalità markettare che in questo tempo garantiscono l’efficacia desiderata, sia per conservare la propria posizione di potere una volta acquisita. Senza i finanziatori delle campagne i politici di oggi non esisterebbero e ne sono la dimostrazione tanti piccoli partiti, liste cittadine ed iniziative indipendenti, condannate al fallimento per l’impossibilità di entrare in possesso della credibilità che, direttamente od indirettamente, il denaro conferisce. Credibilità che invece viene presa in ostaggio da chi nella politica tradizionale non crede più ma utilizza la politica come mezzo per agevolare i propri interessi e piegare i cittadini, in questo caso intesi come mercato, alle proprie logiche od ai propri affari.

Con queste premesse dunque, senza adeguati rappresentanti e senza la possibilità di influire direttamente sulla politica, il qualunquismo non è forse la scelta ascetica più appropriata? Una sorta di socratico “sapere di non potere” e prenderne umilmente atto. Ma se il cittadino non ha più la possibilià di intervenire nella vita pubblica, questa è ancora democrazia? Secondo me no. Continuiamo a chiamarla democrazia per illuderci che sia ancora una creatura controllata da noi, ma viviamo dell’oligarchia da decenni senza saperlo. La democrazia è morta.

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