Per dirimere la questione delle imbarazzanti reazioni statunitensi alle minacce terroristiche subite, in mancanza del grande assente Bin Laden ormai introvabile, è necessario trovare qualcuno che ne faccia le veci ed assuma sopra di sè tutta la responsabilità di quanto è accaduto negli ultimi anni tra Stati Uniti ed Al Qaeda, qualsiasi cosa essa sia realmente. Oggi finalmente questo ruolo è stato assunto con una confessione completa da tale Khalid Sheikh Mohammed. Costui, nel contesto di amichevoli colloqui nei campi di prigionia di Guantanamo e nelle segrete della Cia, ha ammesso di aver progettato gli attentati dell’11 settembre per intero e per conto proprio, oltre ad una marea di altre malefatte. Chiunque abbia letto più di un qualsiasi trafiletto su Guantanamo conosce perfettamente le condizioni di vita dei prigionieri e sa che, pur di porre fine al supplizio, si arriverebbe a confessare perfino di aver partecipato all’omicidio di Giulio Cesare; e l’ambiente degli interrogatori della Cia non deve essere molto diverso. Questo Khalid, chiunque egli sia, la paga per tutti, terroristi e cospiratori, soldati e civili, colpevoli ed innocenti. Ed offre la scappatoia alla compagine di Bush per ritirarsi dal pantano in cui si è andata a cacciare: offrire al pubblico un colpevole, condannarlo e lavarsi le mani del resto, uscendone vincitori. Il governo degli Stati Uniti da anni adotta queste metodologie demagogiche medioevali per tenere a bada il proprio popolo che, sorprendentemente, non sembra affatto interessato alla giustizia ed alla libertà, ma più all’apparenza ed alla presunzione dei valori in cui afferma di credere.

Annunci